Come scritto nel giorno dell'Epifania riprendo veloce come un treno a scrivere dei post ed oggi, presa probabilmente in questo periodo da una nuova svolta filosofica di vita, riporto quelli che sono dei vecchi appunti liceali di una tesina pluridisciplinare per un colloquio che si svolgeva nell'anno del diploma.
Ovviamente sapete già che mi capita spesso, tra le tante altre cose, di ricopiare o di riportare vecchi appunti scolastici ed universitari, ma questi che mi sono ritrovata tra le mani hanno fatto aprire in viso un leggero sorriso perché mi sono sembrati quasi come una sorta di "Filosofia spiegata in maniera semplice per i non adepti".
L'argomento in questione si ricolloca nel periodo di industrializzazione (su scala europea) che parte dalla metà dell'Ottocento ed arriva fino agli inizi del Novecento e che prende il nome di "Realismo".
In filosofia, soprattutto in quel di Francia, si parla invece di "Positivismo" ed il massimo ideatore di questa nuova corrente filosofica e culturale si ritrova in Auguste Comte.
Il termine "Positivismo" viene coniato da Comte per indicare che gli oggetti dell'indagine filosofica dovevano essere basati solo su dati reali e sperimentali, esaltando così il progresso scientifico e le rivoluzioni che stavano avvenendo in quel periodo storico.
Auguste Comte (nato a Montpellier nel 1798) ha frequentato l' Ecole polytechnique (se non erro traduzione di scuola politecnica); nel 1817 incontra e diventa discepolo e segretario del filosofo Saint-Simon (considerato il fondatore del socialismo francese) con cui collabora per sette anni.
Dopo una grave crisi nervosa (causata dai continui tradimenti della moglie) ed un tentativo di suicidio, Comte, compone quella che viene considerata come la sua opera maggiore:
Corso della Filosofia Positiva>>.
In quest'opera, il filosofo, raccoglie quelli che sono stati gli appunti dei cicli delle sue lezioni e al suo interno spiega che considera il mondo moderno come un'epoca di disordine ed anarchia in cui due partiti opposti: quello restauratore e quello rivoluzionario, tentano di mettere un nuovo ordine sociale.
Per uscire dallo stato di anarchia, occorre passare dalla politica filosofica alla politica "scientifica o positiva" fondata sull'evoluzione storica della società umana.
Giunge così a quella che definisce come "Legge dei tre stadi" (legge che aveva già formulato a grandi linee nell'altra sua opera del 1824 intitolata "Piano dei lavori scientifici necessari per riorganizzare la società"), secondo la quale il progresso umano deve svilupparsi attraverso tre tappe fondamentali:
1- Stadio Teologico o Fittizio;
2- Stadio Metafisico o Astratto;
3- Stadio Scientifico o Positivo.
Nel primo caso (Stadio Teologico o Fittizio) si ha il passaggio dell'uomo dalla Natura alla Cultura; in questo stadio predomina la fantasia, cioè la tendenza ad immaginare cose come spiriti, dei e forze magiche.
Lo Stadio Teologico passa anch'esso attraverso tre stadi: Feticismo, Politeismo, Monoteismo>> e presenta una società fondata sul lavoro degli schiavi e sulla guerra (esempio: la sottomissione da parte degli uomini ad un regime religioso del Papato durante il Medioevo).
Il secondo stadio, quello Metafisico o Astratto, risulta invece come distruttivo poiché tende a dissolvere i fantasmi e alla Fantasia subentra quindi la Ragione.
Il secondo stadio risulta essere anche un momento di transizione che conduce al terzo stadio.
Nel terzo stadio, quello Scientifico o Positivo, l'uomo sostituisce alla fantasia e al ragionamento quella che è l'osservazione ed il rispetto dei fatti.
L'uomo non si chiede più il "perché" dei fatti ma si preoccupa ora del "come"; trasforma in sostanza la pura osservazione in leggi scientifiche che spieghino "come certi fenomeni si verificano e in quali rapporti stanno tra loro".
In quest'ultima fase, Comte, si affida al metodo critico di Hume (filosofo scozzese) secondo cui qualsiasi coscienza per essere vera deve essere fondata sull'esperienza.
Nel terzo stadio l'umanità compie il passo conclusivo.
Anche le Scienze si sviluppano secondo la Legge dei tre stadi:
Comte classifica in questo suo pensiero anche le Scienze.
Secondo il filosofo, la Scienza, per essere ritenuta tale, deve giungere anch'essa al terzo ed ultimo stadio, quello Positivo.
Egli raggiunge il suo scopo classificando le scienze attraverso un suo ordine che va dal "principio della complessità crescente fino alla semplicità decrescente".
Ciò significa che le Scienze hanno come oggetto o i fatti più generali e meno complessi o i fatti meno generali e più complessi (nota mia personale: può sembrare incasinato ma non è così se ben guardate; in pratica è tutto il contrario di tutto).
Con tale classificazione si vuole dimostrare che il pensiero positivo si è sviluppato prima nelle materie semplici per poi arrivare alle complesse.
In base a questa classificazione si hanno quindi per prime materie come:
Astronomia;
Fisica;
Chimica;
Biologia;
Sociologia.
Astronomia, Fisica e Chimica hanno per oggetto la materia inorganica, meno complessa e più generale di quella organica; esse sono definite anche come discipline sintetiche o analitiche.
L'Astronomia riguarda solo il movimento matematico degli astri; la Fisica, il movimento meccanico dei corpi e la Chimica studia la composizione degli elementi e la relazione tra loro.
Alla Sociologia arriviamo con calma dopo.
Solo la Matematica è Scienza che può stare da sola e non ha bisogno di aiuti di altre scienze in quanto essa è complessa.
Alla Matematica, Comte, associa altre tre discipline che ritiene complesse:
Psicologia;
Filosofia;
Logica.
Arriviamo ora alla Sociologia che come si è visto viene inserita da Comte nella classificazione delle materie generiche ma che lascia da parte in un discorso a sé in quanto essa è materia che non ha ancora raggiunto lo Stadio Positivo.
Se ogni scienza passa attraverso tre stadi, così non è per la Sociologia che deve abbandonare ogni spiegazione Metafisica e limitarsi ai problemi inerenti alla Realtà delle cose.
Nella Sociologia, Comte, distingue tra Statistica Sociale e Dinamica Sociale.
La Statistica studia i rapporti che passano tra le idee, i costumi e le istituzioni umane,
La Dinamica invece studia l'evoluzione della società (considera però lo stadio militare come arretratatezza della società prima che si arrivi ad uno stadio civile).
Comte rintraccia le origini dei rapporti tra uomo e uomo in un principio di socievolezza che è insito (dentro) l'uomo che deve così lottare contro il suo stesso egoismo.
Il principio di socievolezza si manifesta nel momento in cui l'uomo abbandona il suo egoismo e si crea una propria famiglia (la famiglia per Comte è nucleo stesso della vita sociale).
In questa scala, secondo il filosofo, lo Stadio superiore auspicabile per la società e per l'uomo è quello Industriale, inteso in termini di Produttività.
Nella sua ultima opera, La Politica Positiva, Comte sviluppò il suo pensiero in due direzioni:
1- L'Etica come scienza autonoma rispetto alla Sociologia;
2- La Religione come ineliminabile dall'uomo.
Nello Stadio Positivo occorrerà educare l'uomo ad una nuova forma di religione, quella che Comte chiamerà con il nome di ""Religione dell'Umanità" e che avrà come sacerdoti i Filosofi Positivisti, come Santi i Grandi Uomini e come Immortalità il ricordo che i vivi conservano di coloro che hanno operato per il bene comune.
Comandamento fondamentale è: l'Altruismo deve sostituire l'Egoismo.
Questa Religione Positiva sostituisce alla Trinità Cristiana, la Trinità Positiva.
Quest'ultima parte della filosofia Comtiana, quella sulla religione, è stata oggetto di scherno da parte dei contemporanei del filosofo che lo accusarono di Utopismo.
Nonostante ciò Comte è stato comunque uno dei filosofi che ha più influenzato i pensatori della fine dell'Ottocento e da cui è nata la concezione per un nuovo tipo di indirizzamento di ordine sociologico.
Bene concludo gli appunti qui la discussione potrebbe aprire a tante altre e non si finirebbe più.
Ho voluto solo riportare gli appunti scritti durante il Liceo perché mi hanno fatto rivivere un momento passato e sorridere pensando a come le cose venivano rese in maniera più semplice di come non le si apprendono dopo.
FONTI ED IMMAGINI:
Tesina pluridisciplinare per il colloquio d'esame finale del Liceo Linguistico, anno 1999.
http://www.cafepress.com/+auguste_comte_01_small_poster,574543078
Iniziamo
Arrivo tardi come al solito nel mondo informatico e mi cimento
cosi' per la prima volta con un Blog ....
Ma come dice il famoso detto popolare "Meglio tardi che mai".
Il seguente Blog tratta pertanto svariati argomenti: si va dalla vita personale a Fotografie, dalla Letteratura all'Arte in generale (Musica, Teatro, Cinema), dalla Storia alle Biografie di personaggi famosi, Viaggi, Ricette di Cucina, Eventi e notizie in generale.
Percio' Benvenuto a chiunque voglia seguire queste pagine.
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Visualizzazione post con etichetta "Filosofia - Lezioni di Estetica". Mostra tutti i post
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giovedì 8 gennaio 2015
martedì 20 marzo 2012
Quarta e ultima parte delle Lezioni di Estetica. Il punto di vista di Kant ed Hegel
Con oggi posto l'ultima lezione di Estetica che già in precedenza (per chi era interessato all'argomento) vedeva le prime tre spiegazioni con la definizione della materia, di cosa essa si occupasse e del concetto che si possiede e che ci si pone dell'arte in tale campo.
Chiudiamo cosi' velocemente con il punto di vista di alcuni teorici, filosofi e di studiosi del settore.
In precedenza si è appurato che:
L'Estetica è quella disciplina filosofica che si viene ad affermare a partire dal XVIII secolo, in particolare dopo la definizione data dal filosofo tedesco Baumgarten.
Tale disciplina ha per oggetto il Bello e l'Arte e già fin dagli antichi greci, in particolare con Platone e Aristotele, si ponevano le definizioni per i concetti fondamentali intorno ai quali nasceranno in seguito dibattiti anche nella modernità su: Imitazione, Catarsi e Bellezza.
Oggi concludiamo osservando il punto di vista di altri due filosofi che hanno nei secoli scorsi trattato della materia, ovvero: Immanuel Kant con la sua opera Critica del Giudizio ed George Wilhelm Friedrich Hegel con la sua Fenomenologia dello Spirito.

In Kant, il termine Estetica viene usato già nella sua opera Critica della Ragion Pura in cui dedica una sezione all'argomento e che intitola proprio: Estetica Trascendentale
Ma con tale termine Kant non intende riferirsi alle teorie del Bello e dell'Arte ma di piu' si ricollega al significato terminologico dato da Baumgarten per designare un tipo di "Conoscenza" collegata alla sfera della "Sensibilità".
Con l'espressione Estetica Trascendentale, Kant intende quindi fare riferimento alle forme a-priori della intuizione sensibile, che sono: lo spazio e il tempo.
Come si legge nel libro del professor Bollino:
Kant sostiene che il processo della conoscenza sensoriale (l'intuizione) mediante il quale percepiamo il mondo fenomenico, interno ed esterno, avviene sulla base di due forme soggettive "trascendentali" (ossia a priori, costitutive dell'esperienza): la forma della sensibilità esterna (lo spazio) e quella della sensibilità interna (il tempo).
Quindi nel momento in cui Kant si occupa del problema dell'Arte e del Bello intitola il suo trattato proprio "Critica del Giudizio" proprio per porsi in una chiave piu' moderna su quello che è il giudizio estetico e quindi il bello e il sublime della natura o dell'arte.
Per quanto riguarda Hegel invece, possiamo dire che assume una posizione piu' polemica di quella di Kant, sopratutto nei riguardi di cio' che ritiene ambiguo nel fare riferimento al termine "estetica".
Hegel ritiene infatti che la nuova disciplina filosofica dovrebbe chiamarsi non Estetica ma bensi' "Filosofia della Bella Arte".
Nel libro del professor Bollino, sopra citato, si riportano delle lezioni tenute da Hegel ai suoi allievi e trascritte nella sua opera "Estetica"; si legge infatti:
Queste lezioni sono dedicate all'Estetica, il loro oggetto è il vasto regno del Bello e piu' dappresso il loro campo è l'arte, anzi la bella arte.
Certo per questo oggetto, il nome estetica non è completamente appropriato poichè con esso si indica piu' esattamente la scienza del senso, del sentire ed in questo suo significato di nuova scienza ha avuto origine il sentimento del gradevole, della meraviglia, della paura, compassione ecc...
Da queste lezioni Hegel arriva a coniare il termine di "Filosofia della Bella Arte".
In conclusione quello che possiamo ormai affermare è che qualunque posizione si sia posta dalle origini fino ai giorni nostri, l'Estetica è quella disciplina filosofica che ci permette di diventare pensatori piu' profondi e di certo piu' critici nei confronti della materia dell'Arte e di tutto cio' che essa alla fine comporta intorno a se'.

Fonti di riferimento:
Fernando Bollino, Lezioni di Estetica, edizione Clueb.
Immanuel Kant, Critica del Giudizio.
Dizionario enciclopedico Zanichelli, edizione speciale per il quotidiano La Repubblica, 1995.
Chiudiamo cosi' velocemente con il punto di vista di alcuni teorici, filosofi e di studiosi del settore.
In precedenza si è appurato che:
L'Estetica è quella disciplina filosofica che si viene ad affermare a partire dal XVIII secolo, in particolare dopo la definizione data dal filosofo tedesco Baumgarten.
Tale disciplina ha per oggetto il Bello e l'Arte e già fin dagli antichi greci, in particolare con Platone e Aristotele, si ponevano le definizioni per i concetti fondamentali intorno ai quali nasceranno in seguito dibattiti anche nella modernità su: Imitazione, Catarsi e Bellezza.
Oggi concludiamo osservando il punto di vista di altri due filosofi che hanno nei secoli scorsi trattato della materia, ovvero: Immanuel Kant con la sua opera Critica del Giudizio ed George Wilhelm Friedrich Hegel con la sua Fenomenologia dello Spirito.
In Kant, il termine Estetica viene usato già nella sua opera Critica della Ragion Pura in cui dedica una sezione all'argomento e che intitola proprio: Estetica Trascendentale
Ma con tale termine Kant non intende riferirsi alle teorie del Bello e dell'Arte ma di piu' si ricollega al significato terminologico dato da Baumgarten per designare un tipo di "Conoscenza" collegata alla sfera della "Sensibilità".
Con l'espressione Estetica Trascendentale, Kant intende quindi fare riferimento alle forme a-priori della intuizione sensibile, che sono: lo spazio e il tempo.
Come si legge nel libro del professor Bollino:
Kant sostiene che il processo della conoscenza sensoriale (l'intuizione) mediante il quale percepiamo il mondo fenomenico, interno ed esterno, avviene sulla base di due forme soggettive "trascendentali" (ossia a priori, costitutive dell'esperienza): la forma della sensibilità esterna (lo spazio) e quella della sensibilità interna (il tempo).
Quindi nel momento in cui Kant si occupa del problema dell'Arte e del Bello intitola il suo trattato proprio "Critica del Giudizio" proprio per porsi in una chiave piu' moderna su quello che è il giudizio estetico e quindi il bello e il sublime della natura o dell'arte.
Per quanto riguarda Hegel invece, possiamo dire che assume una posizione piu' polemica di quella di Kant, sopratutto nei riguardi di cio' che ritiene ambiguo nel fare riferimento al termine "estetica".
Hegel ritiene infatti che la nuova disciplina filosofica dovrebbe chiamarsi non Estetica ma bensi' "Filosofia della Bella Arte".
Nel libro del professor Bollino, sopra citato, si riportano delle lezioni tenute da Hegel ai suoi allievi e trascritte nella sua opera "Estetica"; si legge infatti:
Queste lezioni sono dedicate all'Estetica, il loro oggetto è il vasto regno del Bello e piu' dappresso il loro campo è l'arte, anzi la bella arte.
Certo per questo oggetto, il nome estetica non è completamente appropriato poichè con esso si indica piu' esattamente la scienza del senso, del sentire ed in questo suo significato di nuova scienza ha avuto origine il sentimento del gradevole, della meraviglia, della paura, compassione ecc...
Da queste lezioni Hegel arriva a coniare il termine di "Filosofia della Bella Arte".
In conclusione quello che possiamo ormai affermare è che qualunque posizione si sia posta dalle origini fino ai giorni nostri, l'Estetica è quella disciplina filosofica che ci permette di diventare pensatori piu' profondi e di certo piu' critici nei confronti della materia dell'Arte e di tutto cio' che essa alla fine comporta intorno a se'.
Fonti di riferimento:
Fernando Bollino, Lezioni di Estetica, edizione Clueb.
Immanuel Kant, Critica del Giudizio.
Dizionario enciclopedico Zanichelli, edizione speciale per il quotidiano La Repubblica, 1995.
lunedì 12 marzo 2012
Terza lezione di Estetica filosofica: Breve Storia dell'Estetica
Nei post precedenti di questo blog, avevo inserito due prime parti di vecchi appunti di lezioni universitarie in cui si era dato per prima una definizione di Estetica e poi, nella seconda parte, si è passati a una definizione di Arte.
Ovviamente non sto a ricopiare tutti i motivi e tutti gli argomenti toccati, anche perchè chi vuole puo' benissimo spulciarsi i vecchi post, pertanto oggi passo direttamente alla terza parte di questi appunti che trattano della: Storia dell'Estetica.

Durante la prima parte degli appunti si è visto come il termine Estetica compaia per la prima volta nel 1750 grazie al filosofo tedesco Alexander Gottlieb Baumgarten, che intitola il suo primo volume "Aesthetica" (che deriva dal greco aisthanomai e significa percepire con i sensi, provare sensazioni).
Eppure ad oggi gli studiosi sostengono, a giusta ragione, che è vero che con Baumgarten, alla fine del '700, nasce l'Estetica come disciplina filosofica (configurando cosi' un fenomeno moderno che tenta di porre una legittimazione ad un campo molteplice e complesso su cui ancora non si rifletteva abbastanza) ma che occorre rintracciare le vere origini della materia già nell'antichità.
Già nell'antica Grecia e nei suoi grandi maestri filosofi (Platone, Socrate, Aristotele e altri) infatti sono rintracciabili le teorie che ruotano intorno al concetto di Arte e di Bellezza espresse dal sentimento.
Eppure il campo del Bello e quello dell'Arte non erano convergenti in quell'epoca e tendevano ad essere separati l'uno dall'altro.
Le prime nozioni filosofiche di bellezza si possono attribuire alla scuola Pitagorica.
I Pitagorici (V secolo circa), ad esempio, erano convinti sostenitori della presenza di una razionalità geometrico-matematica come struttura del mondo e delle cose.
Il tema centrale del loro pensiero filosofico è quello di "armonia" in relazione con la scoperta che le corde vibrano in maniera diversa in base alla loro lunghezza e quindi l'armonia puo' essere affrontata matematicamente e di conseguenza anche la bellezza è simmetria e proporzione.
Quelle dei Pitagorici erano teorie che si sono trasmesse secondo la tradizione orale, se guardiamo invece a cio' che di tangibile rimane allora dobbiamo rifarci agli scritti e questi primi scritti estetici sono risalenti a Democrito.
Democrito è il primo ad occuparsi dell'operatività artistica (ritmo, canto, poesia) connettendola alla natura (mimesis) e quindi a trattare di questi processi artistici come imitazione della natura.
Per Platone invece (che si appoggiava alle teorie di ordine e armonia della scuola pitagorica) la Bellezza è verità e nella sua famosa opera filosofica "I Dialoghi" tratta il problema del bello in maniera sistematica.
Si legge infatti:
La bellezza non è necessariamente connessa all'esperienza come non lo è la verità.
Anzi essendo la bellezza un'idea vi sarà tanta più bellezza quanto più ci si avvicina a tale idea svincolandosi quindi dalla materia. Si compie così una totale identificazione tra bello e bene.
Anche Platone, come Democrito, afferma che l'arte è imitazione ma ne ha una visione negativa poiché essendo già la natura imitazione della realtà “vera”, l'arte si configura come imitazione di imitazione allontanandosi pertanto dall'originaria bellezza.
E' con Aristotele che si chiarisce pero' la trattazione sull'Arte nella Grecia antica.
Se Platone condanna l'Arte, Aristotele invece la difende in quanto crede che l'arte sia un vero e proprio bisogno dell'essere umano.
La nozione aristotelica di arte, ovvero Techné (per i Greci l'arte era considerata una pratica manuale ecco perchè si adopera il termine technè, loro tenevano in maggiore considerazione le attività intellettuali, quelle che non richiedevano fisicità e manualità), è notevolmente diversa da quella Platonica: l'arte è un movimento che richiede una serie di conoscenze e che implica un'abilità pratica dell'artista. Inoltre,l'arte è in stretta relazione con la natura, ne è mimesis.
Con Aristotele si pone anche una ulteriore questione di cui si dibatte ancora oggi: Cosa distingue l'Arte (nel vero senso del termine) dalla non Arte (esempio dalla storia o dalla letteratura che si occupano di fatti passati) ?
Dopo una lunga riflessione Aristotele arriva al punto di dichiarare che: l'Arte è imitazione della realtà, il suo ambito è il verosimile e il suo scopo è la catarsi (purificazione).
La storia dell'Estetica è dunque antica e la si puo' rintracciare già nel periodo dei grandi filosofi Greci fino ad arrivare ai giorni nostri.
Se in passato vi era la tendenza a delineare cosa era bello e cosa non lo fosse, oggi invece vi è piu' la tendenza ad occuparsi di quale idee e di quale artista si siano espressi nei diversi momenti storici.
Tantissimi sono stati e sono tutt'ora gli autori, i pensatori, i filosofi, i letterati, i critici, gli storici, insomma gli studiosi che si sono occupati della materia.
Questa pero' voleva essere una breve lezione sulla storia dell'Estetica e non mi pare il caso di approfondire ulteriormente qui o si rischia di non finire piu'.
Per chi volesse approfondire comunque testi utili sono:
F. Bollino, Lezioni di Estetica, edizioni Clueb.
Ovviamente non sto a ricopiare tutti i motivi e tutti gli argomenti toccati, anche perchè chi vuole puo' benissimo spulciarsi i vecchi post, pertanto oggi passo direttamente alla terza parte di questi appunti che trattano della: Storia dell'Estetica.
Durante la prima parte degli appunti si è visto come il termine Estetica compaia per la prima volta nel 1750 grazie al filosofo tedesco Alexander Gottlieb Baumgarten, che intitola il suo primo volume "Aesthetica" (che deriva dal greco aisthanomai e significa percepire con i sensi, provare sensazioni).
Eppure ad oggi gli studiosi sostengono, a giusta ragione, che è vero che con Baumgarten, alla fine del '700, nasce l'Estetica come disciplina filosofica (configurando cosi' un fenomeno moderno che tenta di porre una legittimazione ad un campo molteplice e complesso su cui ancora non si rifletteva abbastanza) ma che occorre rintracciare le vere origini della materia già nell'antichità.
Già nell'antica Grecia e nei suoi grandi maestri filosofi (Platone, Socrate, Aristotele e altri) infatti sono rintracciabili le teorie che ruotano intorno al concetto di Arte e di Bellezza espresse dal sentimento.
Eppure il campo del Bello e quello dell'Arte non erano convergenti in quell'epoca e tendevano ad essere separati l'uno dall'altro.
All'interno del pensiero greco vanno distinti tre diversi modi di intendere il Bello e l'Arte.
L'arte e tale se e capace di emozionare;
L'arte e tale se il suo contenuto ha un valore educativo;
L'arte e tale se innalza l'anima a Dio.
I Pitagorici (V secolo circa), ad esempio, erano convinti sostenitori della presenza di una razionalità geometrico-matematica come struttura del mondo e delle cose.
Il tema centrale del loro pensiero filosofico è quello di "armonia" in relazione con la scoperta che le corde vibrano in maniera diversa in base alla loro lunghezza e quindi l'armonia puo' essere affrontata matematicamente e di conseguenza anche la bellezza è simmetria e proporzione.
Quelle dei Pitagorici erano teorie che si sono trasmesse secondo la tradizione orale, se guardiamo invece a cio' che di tangibile rimane allora dobbiamo rifarci agli scritti e questi primi scritti estetici sono risalenti a Democrito.
Democrito è il primo ad occuparsi dell'operatività artistica (ritmo, canto, poesia) connettendola alla natura (mimesis) e quindi a trattare di questi processi artistici come imitazione della natura.
Per Platone invece (che si appoggiava alle teorie di ordine e armonia della scuola pitagorica) la Bellezza è verità e nella sua famosa opera filosofica "I Dialoghi" tratta il problema del bello in maniera sistematica.
Si legge infatti:
La bellezza non è necessariamente connessa all'esperienza come non lo è la verità.
Anzi essendo la bellezza un'idea vi sarà tanta più bellezza quanto più ci si avvicina a tale idea svincolandosi quindi dalla materia. Si compie così una totale identificazione tra bello e bene.
Anche Platone, come Democrito, afferma che l'arte è imitazione ma ne ha una visione negativa poiché essendo già la natura imitazione della realtà “vera”, l'arte si configura come imitazione di imitazione allontanandosi pertanto dall'originaria bellezza.
E' con Aristotele che si chiarisce pero' la trattazione sull'Arte nella Grecia antica.
Se Platone condanna l'Arte, Aristotele invece la difende in quanto crede che l'arte sia un vero e proprio bisogno dell'essere umano.
La nozione aristotelica di arte, ovvero Techné (per i Greci l'arte era considerata una pratica manuale ecco perchè si adopera il termine technè, loro tenevano in maggiore considerazione le attività intellettuali, quelle che non richiedevano fisicità e manualità), è notevolmente diversa da quella Platonica: l'arte è un movimento che richiede una serie di conoscenze e che implica un'abilità pratica dell'artista. Inoltre,l'arte è in stretta relazione con la natura, ne è mimesis.
Con Aristotele si pone anche una ulteriore questione di cui si dibatte ancora oggi: Cosa distingue l'Arte (nel vero senso del termine) dalla non Arte (esempio dalla storia o dalla letteratura che si occupano di fatti passati) ?
Dopo una lunga riflessione Aristotele arriva al punto di dichiarare che: l'Arte è imitazione della realtà, il suo ambito è il verosimile e il suo scopo è la catarsi (purificazione).
La storia dell'Estetica è dunque antica e la si puo' rintracciare già nel periodo dei grandi filosofi Greci fino ad arrivare ai giorni nostri.
Se in passato vi era la tendenza a delineare cosa era bello e cosa non lo fosse, oggi invece vi è piu' la tendenza ad occuparsi di quale idee e di quale artista si siano espressi nei diversi momenti storici.
Tantissimi sono stati e sono tutt'ora gli autori, i pensatori, i filosofi, i letterati, i critici, gli storici, insomma gli studiosi che si sono occupati della materia.
Questa pero' voleva essere una breve lezione sulla storia dell'Estetica e non mi pare il caso di approfondire ulteriormente qui o si rischia di non finire piu'.
Per chi volesse approfondire comunque testi utili sono:
F. Bollino, Lezioni di Estetica, edizioni Clueb.
martedì 6 marzo 2012
Lezione di Estetica Seconda Parte: La Definizione di Arte.
La scorsa settimana (giorno 1 marzo) avevo scritto un post in cui dichiaravo che tra le tante funzioni del blog è presente anche quella dell'informazione verso il prossimo.
Avevo dunque deciso di riproporre dei miei vecchi appunti universitari delle lezioni di "Estetica" (corso frequentato nell'anno accademico 2000-2001 con il professore Fernando Bollino) dividendoli in quattro parti, che sono:
1) Definizione di Estetica;
2) Definizione di Arte;
3) Breve storia dell'Estetica;
4) Punti di vista di alcuni teorici.
Nella prima parte ci eravamo occupati di dare una definizione dell' Estetica, chiarendo inoltre a quale campo essa si applichi.
Il risultato è stato quello di comprendere che: l'Estetica è una scienza filosofica (il termine compare la prima volta verso la fine del '700 nell'opera del filosofo tedesco Baumgarten) che pone come oggetto di studio l'arte, il bello e la conoscenza sensibile.
Scritto cio', come già accennato in precedenza, passo quindi alla seconda parte di appunti in cui si tenta di porre l'attenzione sul campo in cui l'Estetica si applica ponendo di conseguenza una: Definizione di Arte.

LA DEFINIZIONE DI ARTE:
Appare chiaro che l'Estetica privilegia l'Arte come problema centrale.
Filosofi, poeti, letterati, scienziati di vario tipo (ad esempio psicologi e sociologi) hanno da sempre tentato di dare una risposta alla domanda "COSA E' L'ARTE ?"
Le risposte date a questa domanda sono state innumerevoli e ognuna è dipesa dal modo in cui si è affrontato il problema nella sua globalità.
Aprendo il dizionario o l'enciclopedia, alla parola arte, si legge:
Nel suo significato piu' ampio, qualsiasi attività umana fondata su accorgimenti tecnici e norme di condotta derivati dallo studio e dall'esperienza.
Per i greci (l'arte era la téchne) e per i Romani (arte detta ars) essa era prevalentemente indicata con l'abilità di operare manualmente.
Nel Medioevo si affermo' la differenza tra Arti liberali e Arti applicate sancendo cosi', per la prima volta nella storia, la distinzione tra gli aspetti tecnici e quelli invece piu' propriamente estetici.
Nel Rinascimento si supera anche questa distinzione e si fa dell'arte una creativa forma di conoscenza e di ricerca del bello.
All'arte si possono dunque applicare piu' definizioni date da piu' punti di vista.
Cio' che è chiaro è che l'Estetica privilegia l'Arte come punto e come problema centrale di partenza.
Alla domanda "Cosa è l'arte" i filosofi moderni risponderanno dunque in due modi diversi: nel primo caso daranno una risposta legata piu' al contenuto dichiarando che l'Arte è un modello che procede per schemi rigidi e razionali; nel secondo caso invece, proporranno una risposta legata al metodo in cui dichiareranno che l'Arte è comprensione filosofica che pone l'attenzione sull'esperienza.
Possedendo cosi' piu' risposte e piu' punti di vista (non solo dei filosofi ma anche da scienziati, dai poeti e dai letterati) si avranno di conseguenza delle pluralità di giudizi e di critiche che meritano di essere ascoltate in quanto ogni artista ha la propria riflessione sull'arte che viene definita in filosofia come: Poetica.
Abbiamo cosi' già tre prime definizioni che ruotano intorno all'arte:
1) POETICA: Riflessione dell'artista sull'arte;
2) ESTETICA: Riflessione dei filosofi sull'opera degli artisti;
3) CRITICA: I critici sono coloro che si occupano di valutare le opere e di dare loro un giudizio.
CROCE E IL BREVIARIO DI ESTETICA:
Tra i tanti personaggi che hanno tentato di definire l'arte, nel campo storico e filosofico, vi è stato anche BENEDETTO CROCE.
Nell' opera "Breviario di Estetica" del 1912, si occupa già dal primo capitolo della definizione di arte.
Scrive Croce:
Alla domanda "cosa è l'arte ?" si potrebbe rispondere che "l'arte è cio' che tutti sanno cosa è".
Se non si sapesse cosa essa sia, allora non si potrebbe neanche porre la domanda poichè ogni domanda comporta una certa notizia della cosa di cui ci si occupa...
Per definire l'arte Croce usa quindi un procedimento particolare definito "Viam Negationis", ovvero definire prima cosa l'arte non è per arrivare cosi' a cio' che l'arte è.
Tra queste definizioni di cosa "l'arte non è", Croce ne pone 4 e dice:
L'arte non è un fatto: 1) Fisico (non consiste in colori o suoni o in cose fisiche);
2) Utilitaristico (l'arte è autonoma non segue scopi pratici);
3) Morale;
4) Logico (pur essendo atto conoscitivo l'arte non ha in se' nessun carattere di
conoscenza concettuale).
In questa via percorsa al contrario (quella di negare cio' che l'arte è), Croce arriva alla fine a comprendere cosa l'arte è (almeno secondo il suo punto di vista) scrivendo che:
L'Arte è Intuizione ed Espressione lirica del sentimento.
L'intuizione è l'unità indifferenziata della percezione del reale e della semplice immagine del possibile.
Ogni vera intuizione e' Espressione (immagine interiore del proprio sentimento).
L'opera d'arte è quindi, secondo Croce, sempre interna e mai esterna.

CONCLUSIONE:
Non si puo dare una vera e propria definizione di Arte in quanto è un concetto che si apre a molte risposte e a molte domande (ognuna delle quali non è per forza giusta o sbagliata) in ogni campo (dalla filosofia alla scienza).
Spetta ai critici occuparsi della materia ma devono farlo tenendo sempre la propria mente aperte ad ogni possibile risultato finale.
Nella pratica come nella teoria, parlando di cio' che ruota intorno al concetto di arte, occorre quindi non avere pregiudizi di alcun tipo.
I pregiudizi precludono infatti alla chiusura del giudizio che ruota intorno all'Arte.
Nella prossima settimana proporro' la terza parte di appunti che pone uno sguardo veloce sulla Storia dell'Estetica.
Le fonti che ho riportato sono:
Enciclopedia Zanichelli, edizione di "Repubblica", anno 1995.
Fernando Bollino, Lezioni di Estetica, Clueb editore 1997.
Avevo dunque deciso di riproporre dei miei vecchi appunti universitari delle lezioni di "Estetica" (corso frequentato nell'anno accademico 2000-2001 con il professore Fernando Bollino) dividendoli in quattro parti, che sono:
1) Definizione di Estetica;
2) Definizione di Arte;
3) Breve storia dell'Estetica;
4) Punti di vista di alcuni teorici.
Nella prima parte ci eravamo occupati di dare una definizione dell' Estetica, chiarendo inoltre a quale campo essa si applichi.
Il risultato è stato quello di comprendere che: l'Estetica è una scienza filosofica (il termine compare la prima volta verso la fine del '700 nell'opera del filosofo tedesco Baumgarten) che pone come oggetto di studio l'arte, il bello e la conoscenza sensibile.
Scritto cio', come già accennato in precedenza, passo quindi alla seconda parte di appunti in cui si tenta di porre l'attenzione sul campo in cui l'Estetica si applica ponendo di conseguenza una: Definizione di Arte.
LA DEFINIZIONE DI ARTE:
Appare chiaro che l'Estetica privilegia l'Arte come problema centrale.
Filosofi, poeti, letterati, scienziati di vario tipo (ad esempio psicologi e sociologi) hanno da sempre tentato di dare una risposta alla domanda "COSA E' L'ARTE ?"
Le risposte date a questa domanda sono state innumerevoli e ognuna è dipesa dal modo in cui si è affrontato il problema nella sua globalità.
Aprendo il dizionario o l'enciclopedia, alla parola arte, si legge:
Nel suo significato piu' ampio, qualsiasi attività umana fondata su accorgimenti tecnici e norme di condotta derivati dallo studio e dall'esperienza.
Per i greci (l'arte era la téchne) e per i Romani (arte detta ars) essa era prevalentemente indicata con l'abilità di operare manualmente.
Nel Medioevo si affermo' la differenza tra Arti liberali e Arti applicate sancendo cosi', per la prima volta nella storia, la distinzione tra gli aspetti tecnici e quelli invece piu' propriamente estetici.
Nel Rinascimento si supera anche questa distinzione e si fa dell'arte una creativa forma di conoscenza e di ricerca del bello.
All'arte si possono dunque applicare piu' definizioni date da piu' punti di vista.
Cio' che è chiaro è che l'Estetica privilegia l'Arte come punto e come problema centrale di partenza.
Alla domanda "Cosa è l'arte" i filosofi moderni risponderanno dunque in due modi diversi: nel primo caso daranno una risposta legata piu' al contenuto dichiarando che l'Arte è un modello che procede per schemi rigidi e razionali; nel secondo caso invece, proporranno una risposta legata al metodo in cui dichiareranno che l'Arte è comprensione filosofica che pone l'attenzione sull'esperienza.
Possedendo cosi' piu' risposte e piu' punti di vista (non solo dei filosofi ma anche da scienziati, dai poeti e dai letterati) si avranno di conseguenza delle pluralità di giudizi e di critiche che meritano di essere ascoltate in quanto ogni artista ha la propria riflessione sull'arte che viene definita in filosofia come: Poetica.
Abbiamo cosi' già tre prime definizioni che ruotano intorno all'arte:
1) POETICA: Riflessione dell'artista sull'arte;
2) ESTETICA: Riflessione dei filosofi sull'opera degli artisti;
3) CRITICA: I critici sono coloro che si occupano di valutare le opere e di dare loro un giudizio.
CROCE E IL BREVIARIO DI ESTETICA:
Tra i tanti personaggi che hanno tentato di definire l'arte, nel campo storico e filosofico, vi è stato anche BENEDETTO CROCE.
Nell' opera "Breviario di Estetica" del 1912, si occupa già dal primo capitolo della definizione di arte.
Scrive Croce:
Alla domanda "cosa è l'arte ?" si potrebbe rispondere che "l'arte è cio' che tutti sanno cosa è".
Se non si sapesse cosa essa sia, allora non si potrebbe neanche porre la domanda poichè ogni domanda comporta una certa notizia della cosa di cui ci si occupa...
Per definire l'arte Croce usa quindi un procedimento particolare definito "Viam Negationis", ovvero definire prima cosa l'arte non è per arrivare cosi' a cio' che l'arte è.
Tra queste definizioni di cosa "l'arte non è", Croce ne pone 4 e dice:
L'arte non è un fatto: 1) Fisico (non consiste in colori o suoni o in cose fisiche);
2) Utilitaristico (l'arte è autonoma non segue scopi pratici);
3) Morale;
4) Logico (pur essendo atto conoscitivo l'arte non ha in se' nessun carattere di
conoscenza concettuale).
In questa via percorsa al contrario (quella di negare cio' che l'arte è), Croce arriva alla fine a comprendere cosa l'arte è (almeno secondo il suo punto di vista) scrivendo che:
L'Arte è Intuizione ed Espressione lirica del sentimento.
L'intuizione è l'unità indifferenziata della percezione del reale e della semplice immagine del possibile.
Ogni vera intuizione e' Espressione (immagine interiore del proprio sentimento).
L'opera d'arte è quindi, secondo Croce, sempre interna e mai esterna.
CONCLUSIONE:
Non si puo dare una vera e propria definizione di Arte in quanto è un concetto che si apre a molte risposte e a molte domande (ognuna delle quali non è per forza giusta o sbagliata) in ogni campo (dalla filosofia alla scienza).
Spetta ai critici occuparsi della materia ma devono farlo tenendo sempre la propria mente aperte ad ogni possibile risultato finale.
Nella pratica come nella teoria, parlando di cio' che ruota intorno al concetto di arte, occorre quindi non avere pregiudizi di alcun tipo.
I pregiudizi precludono infatti alla chiusura del giudizio che ruota intorno all'Arte.
Nella prossima settimana proporro' la terza parte di appunti che pone uno sguardo veloce sulla Storia dell'Estetica.
Le fonti che ho riportato sono:
Enciclopedia Zanichelli, edizione di "Repubblica", anno 1995.
Fernando Bollino, Lezioni di Estetica, Clueb editore 1997.
giovedì 1 marzo 2012
Lezioni di Estetica Filosofica. Parte prima
Si avvicina la bella stagione e con essa ritornano immancabilmente, per gli studenti universitari, gli esami delle sessioni di primavera-estate.Visto che nella funzione dei blog (oltre ad esserci quella di "diario" personale) vi è anche l'informazione verso il prossimo, ho deciso di proporre alcuni appunti delle lezioni prese lungo la mia carriera universitaria (felicemente conclusa da 3 anni ormai).
Inizio con gli appunti del corso di "Estetica" (frequentato all''università degli studi di Bologna con il professore Fernando Bollino) che dividero' in circa quattro parti.
Nella prima parte, questi appunti, pongono la "definizione di Estetica", ovvero trattano della spiegazione di cosa essa sia ed in quale campo è applicata.
Nel secondo percorso si pone invece la "definizione di Arte" e di come rientri in tale campo.
Alla terza parte di appunti si rifà invece una breve "Storia dell'Estetica".
Infine, nella quarta ed ultima trattazione, si riportano i "punti di vista di alcuni importanti teorici della materia trattata".

Iniziamo quindi oggi dalla prima parte di questi appunti che trattano proprio di quella che è la
"Definizione di Estetica".
Quando parliamo di "Estetica", nella maggior parte dei casi, arrivano subito alla mente delle persone, immagini che riguardano la bellezza e la cosmesi (i famosi istituti estetici che oggi tartassano tutti).
Se guardiamo avanti pero' noteremo che, anche se in un certo senso l'estetica tocca l'argomento "bellezza", in realtà essa si pone ben oltre il classico canone di definizione sopra dato.
Facendo ricorso a qualche dizionario di lingua italiana, alla parola "Estetica", troveremo il piu' delle volte tre significati per poterla definire:
1) Scienza filosofica che ha per oggetto lo studio del bello e dell'arte;
2) Avvenenza, bellezza;
3) Teoria filosofica della conoscenza sensibile.
Partendo quindi, almeno perora, da queste tre definizioni date dal dizionario, comprendiamo inizialmente che l'Estetica è un tipo di riflessione teorico-filosofica che ha per oggetto di studio:
1) l'Arte;
2) il Bello;
3) la Conoscenza sensibile.
L'ORIGINE ETIMOLOGICA DELLA PAROLA ESTETICA E IL FILOSOFO BAUMGARTEN:
Il termine "Estetica" compare, una prima volta, solo nel 1750 grazie al filosofo tedesco Alexander Gottlieb Baumgarten.
Con la sua opera, intitolata proprio "Aesthetica", Baumgarten proponeva un nuovo e autonomo settore della filosofia dedicato ad un particolare tipo di conoscenza: la Conoscenza sensibile (cognitio sensitiva).
Secondo il filosofo tedesco, esistono due diversi modi di conoscere le cose, entrambi sono legati a due diverse facoltà: l'intelletto e l'immaginazione.
Alla facoltà dell'intelletto corrisponde la "conoscenza superiore" che procede per rappresentazioni razionali e rientra nel campo definito "Logica".
Alla facoltà dell'immaginazione invece, corrisponde la "conoscenza inferiore" che procede attraverso rappresentazioni sensitive ed il suo campo di applicazione è l'Estetica.
Baumgarten presuppone quindi uno stretto rapporto tra estetica e filosofia e fa coincidere il campo dell'Estetica con quello delle "Belle Arti".

In conclusione di questa prima parte, possiamo affermare che con la parola "Estetica" si intende una scienza filosofica (legata alla riflessione teorica) che si applica all'arte e al bello.
Dopo Baumgarten, nelle epoche successive, anche altri filosofi e studiosi hanno dato le loro definizioni in tal campo (da Kant fino ai giorni nostri) ampliando cosi' la materia di studio e aggiungendo sempre nuove teorie.
Nella speranza di essere stata il piu' possibile chiara nella spiegazione e di aver riportato (anche se brevemente) le definizioni di questo settore, passerò la prossima settimana a scrivere della seconda parte degli appunti di quella che è la "Definizione di Arte" nel campo dell'Estetica.
Inizio con gli appunti del corso di "Estetica" (frequentato all''università degli studi di Bologna con il professore Fernando Bollino) che dividero' in circa quattro parti.
Nella prima parte, questi appunti, pongono la "definizione di Estetica", ovvero trattano della spiegazione di cosa essa sia ed in quale campo è applicata.
Nel secondo percorso si pone invece la "definizione di Arte" e di come rientri in tale campo.
Alla terza parte di appunti si rifà invece una breve "Storia dell'Estetica".
Infine, nella quarta ed ultima trattazione, si riportano i "punti di vista di alcuni importanti teorici della materia trattata".
Iniziamo quindi oggi dalla prima parte di questi appunti che trattano proprio di quella che è la
"Definizione di Estetica".
Quando parliamo di "Estetica", nella maggior parte dei casi, arrivano subito alla mente delle persone, immagini che riguardano la bellezza e la cosmesi (i famosi istituti estetici che oggi tartassano tutti).
Se guardiamo avanti pero' noteremo che, anche se in un certo senso l'estetica tocca l'argomento "bellezza", in realtà essa si pone ben oltre il classico canone di definizione sopra dato.
Facendo ricorso a qualche dizionario di lingua italiana, alla parola "Estetica", troveremo il piu' delle volte tre significati per poterla definire:
1) Scienza filosofica che ha per oggetto lo studio del bello e dell'arte;
2) Avvenenza, bellezza;
3) Teoria filosofica della conoscenza sensibile.
Partendo quindi, almeno perora, da queste tre definizioni date dal dizionario, comprendiamo inizialmente che l'Estetica è un tipo di riflessione teorico-filosofica che ha per oggetto di studio:
1) l'Arte;
2) il Bello;
3) la Conoscenza sensibile.
L'ORIGINE ETIMOLOGICA DELLA PAROLA ESTETICA E IL FILOSOFO BAUMGARTEN:
Il termine "Estetica" compare, una prima volta, solo nel 1750 grazie al filosofo tedesco Alexander Gottlieb Baumgarten.
Con la sua opera, intitolata proprio "Aesthetica", Baumgarten proponeva un nuovo e autonomo settore della filosofia dedicato ad un particolare tipo di conoscenza: la Conoscenza sensibile (cognitio sensitiva).
Secondo il filosofo tedesco, esistono due diversi modi di conoscere le cose, entrambi sono legati a due diverse facoltà: l'intelletto e l'immaginazione.
Alla facoltà dell'intelletto corrisponde la "conoscenza superiore" che procede per rappresentazioni razionali e rientra nel campo definito "Logica".
Alla facoltà dell'immaginazione invece, corrisponde la "conoscenza inferiore" che procede attraverso rappresentazioni sensitive ed il suo campo di applicazione è l'Estetica.
Baumgarten presuppone quindi uno stretto rapporto tra estetica e filosofia e fa coincidere il campo dell'Estetica con quello delle "Belle Arti".
In conclusione di questa prima parte, possiamo affermare che con la parola "Estetica" si intende una scienza filosofica (legata alla riflessione teorica) che si applica all'arte e al bello.
Dopo Baumgarten, nelle epoche successive, anche altri filosofi e studiosi hanno dato le loro definizioni in tal campo (da Kant fino ai giorni nostri) ampliando cosi' la materia di studio e aggiungendo sempre nuove teorie.
Nella speranza di essere stata il piu' possibile chiara nella spiegazione e di aver riportato (anche se brevemente) le definizioni di questo settore, passerò la prossima settimana a scrivere della seconda parte degli appunti di quella che è la "Definizione di Arte" nel campo dell'Estetica.
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