Iniziamo

Arrivo tardi come al solito nel mondo informatico e mi cimento
cosi' per la prima volta con un Blog ....
Ma come dice il famoso detto popolare "Meglio tardi che mai".
Il seguente Blog tratta pertanto svariati argomenti: si va dalla vita personale a Fotografie, dalla Letteratura all'Arte in generale (Musica, Teatro, Cinema), dalla Storia alle Biografie di personaggi famosi, Viaggi, Ricette di Cucina, Eventi e notizie in generale.
Percio' Benvenuto a chiunque voglia seguire queste pagine.

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mercoledì 3 giugno 2015

Marshall McLuhan: Gli strumenti del Comunicare.

Riprendo in mano il blog postando oggi notizie su un libro famoso, più un saggio in realtà, che il sociologo canadese Marshall McLuhan ha scritto e che viene preso come "bibbia" nel settore degli studi della Comunicazione di Massa.
L'edizione del testo che ho in mano è del 2002 (edito da Il Saggiatore ed è composto da circa 380 pagine), anche se in verità questo libro è comparso per la prima volta già nel 1964, con il titolo originale di "Understanding Media: The Extensions of Man" .
In Italia invece, arriva nelle librerie solo tre anni dopo, nel 1967, con il titolo di: Gli Strumenti del Comunicare.
Come sempre prima di introdurlo, riporto una breve biografia sull'autore così da procedere poi con la sua descrizione.


Marshall McLuhan:

Nato a Edmonton, Canada, nel 1911, McLuhan ha studiato prima Ingegneria presso l'Università di Manitoba (provincia del Canada occidentale) poi invece è passato a Lingua e Letteratura Inglese all'Università di Cambridge in Inghilterra.
Tra il 1936 e il 1937 ha insegnato all'Università del Wisconsin e sempre nel 1937 avviene la sua conversione che lo fa entrare in contatto con la Chiesa Cattolica Romana, dove ha insegnato "Istituzioni di educazione superiore della Chiesa Cattolica".
Dal 1937 al 1944 ha invece insegnato lingua inglese presso l'Università di St. Louis dove ebbe tra i suoi studenti il giovane gesuita Walter J. Ong (antropologo, filosofo, insegnante di inglese e storico) che ha conseguito la tesi di laurea su argomento proposto da McLuhan, diventando poi suo amico.
Nell'agosto del 1939, McLuhan, sposa Corinne Lewis e negli stessi anni vivono a Cambridge dove lui ha continuato a lavorare alla sua tesi di dottorato su Thomas Nashe (poeta, drammaturgo e scrittore inglese vissuto durante l'età elisabettiana) e le arti verbali.
Dal 1944 al 1946, McLuhan insegna presso l'Assumption College, in Canada e subito dopo (dal 1947 al 1979) invece passa al St. Michael's College dell'Università di Toronto.
Muore a Toronto nel 1980.


GLI STRUMENTI DEL COMUNICARE:

Nel 1964 scrive e pubblica questo testo che fin da subito rivoluziona lo studio dei mezzi di Comunicazione di Massa e diventa una di quelle opere che ancora oggi a distanza di tanti anni rimane sempre attuale.
Il pensiero di fondo di quest'opera ruota intorno al concetto di "Medium" ovvero del "Messaggio".
McLuhan è stato il primo infatti ad introdurre questa parola e ad analizzarla nell'ambito del mondo dei mezzi di comunicazione.
Secondo McLuhan è importante studiare i Media non tanto in base ai contenuti che veicolano ma quanto in base ai criteri strutturali con cui organizzano la comunicazione.
I Media sono quindi importanti materie su cui società ed economia oggi si fondano ed è pertanto giusto studiare la loro influenza.
Ovviamente McLuhan fa riferimento a qualsiasi mezzo di comunicazione di massa e non solo a pochi eletti.
Nel libro spiega che a partire dall'Era Meccanica si è operata una estensione del nostro corpo in senso spaziale e che ad oggi, dopo oltre un secolo di impiego tecnologico (come ad esempio con l'uso dell'elettricità), il nostro stesso sistema nervoso centrale sia stato esteso ed incorporato in una "globalità" che ha abolito tempo e spazio.
Importante è il Modo in cui questi "Media" (messaggi) sono usati ed applicati in ogni suo settore.
Basta pensare all'uso che viene fatto nei film del Cinema o della Televisione, ad esempio, dove gli spettatori sono coinvolti in maniera diversa.
La tecnologia possiede quindi su di noi una potente influenza, ipnotizzandoci come se fossimo in uno stato di "narcisistico torpore".
Ecco perché lo studioso divide i  Media in due categorie: Media Caldi e Media Freddi.
Nel primo caso, quello dei Media Caldi, McLuhan fa rientrare mezzi come la Fotografia, la Radio e il Cinema; mentre nei Media Freddi si ritrovano i mezzi quali: Telefono, il Discorso Orale, i Cartoni Animati o Fumetti.
E' una classificazione questa che ha dato origine a numerosi dibattiti, dove sono sorti equivoci legati ai due termini usati di "caldo e freddo" perché usati in senso opposto al suo reale significato.
In realtà è "caldo" quel Medium che estende in un unico senso fino ad una alta definizione, cioè fino a che non siamo riempiti di dati che pertanto comportano una limitata partecipazione da parte del pubblico.
Nel suo opposto invece, il Medium "freddo" richiede un alto grado di partecipazione del pubblico e quindi una bassa definizione.
Vengono citati poi lungo il libro svariati mezzi di comunicazione riportandone non solo la loro storia e la loro origine quanto anche il loro significato, il loro sviluppo e soprattutto il loro messaggio nei nostri confronti e come esso ci influenzi.
Si può scrivere quindi che l'affermazione di McLuhan "Il Medium è il Messaggio" sta a significare che le conseguenze sociali ed individuali di ogni MEDIUM, cioè di ogni estensione di noi stessi, derivano da nuove proporzioni introdotte dalla nostra situazione personale.
In un certo senso alla fine le nuove idee di McLuahn assomigliano un poco alle vecchie idee del filosofo Platone.
Anche Platone infatti sa di vivere una rivoluzione diciamo mediatica quando riflette sul concetto di "Techne" intendendola in senso ampio nel suo rapporto con il mondo.
Anche Platone infatti si rende conto del carattere artificioso di una visione settoriale della tecnica e si interroga sul senso complessivo di Ciò che Siamo e di Ciò che Facciamo di Noi con le nostre Parole e l'uso delle nostre Arti.
In testo di McLuhan risulta quindi essere un testo intramontabile; un classico per chi vuole avvicinarsi agli studi della Comunicazione e per chi vuole ampliare la propria visione sull'influenza ancora attuale dei Mezzi di Comunicazione di Massa.

 

  
FONTI ED IMMAGINI:

http://news.utoronto.ca/content/marshall-mcluhan
http://it.wikipedia.org/wiki/Marshall_McLuhan
http://www.filosofico.net/mcluhan.htm
https://mcluhangalaxy.wordpress.com/2014/10/06/marshall-mcluhan-prophet-of-the-internet-age/

martedì 26 maggio 2015

Undicesima edizione del Biografilm Festival a Bologna dal 5 al 15 giugno.

Torna anche quest'anno, a Bologna da 5 al 15 giugno, il Biografilm Festival, che giunge così alla sua undicesima edizione.
Come ogni anno l'evento (Film che riguardano le Biografie di personaggi famosi) vede un programma ricco di iniziative dove vengono proposte grandi anteprime cinematografiche accompagnate da seminari, ospiti internazionali e nazionali (tra i tanti di quest'anno anche Matteo Garrone che riceverà uno dei premi Celebretion of lifes)  ed eventi musicali.
Tema di questa edizione (reperibile sul programma ufficiale del sito) è: Vite Connesse. Dalla fine della privacy al sapere collettivo.
Si pone così una riflessione su come si racconta la vita nell'epoca del digitale dove centrale è il tema della privacy.
Quest'anno saranno 10 le grandi anteprime provenienti da tutto il mondo ma si darà visibilità anche ai film italiani con la nuova sezione "Biografilm Italia" (altre due nuove sezioni saranno anche "Biografilm Music e Biografilm Arte").
Inoltre il Festival quest'anno omaggia le produzioni cinematografiche europee designando un paese ospite (si inizia dalla Danimarca dove saranno proposte rassegne di film danesi realizzati in collaborazione con il Danish Film Institute).
Come si legge nell'articolo del Resto del Carlino:

Se la qualità dell'undicesimo Biografilm Festival, in calendario dal 5 al 15 giugno, si vede dai numeri. Il cielo sopra la manifestazione è bello sgombero: 111 film, 75 anteprime, di cui 22 mondiali, 6 internazionali e 49 di produzione europea e sul totale di opere che si vedranno 29 sono esordi e 10 titoli (due dei quali italiani) partecipano al concorso internazionale....

Insomma un programma come sempre ricco e curioso che merita la visione.
Il Festival si svolgerà in vari cinema della città (principalmente il Lumière, ma anche l'Arlecchino, Jolly ed Europa) e vedrà tanti ospiti di gran prestigio.
Consigliato vivamente.


FONTI ED IMMAGINI:

http://www.biografilm.it/2015/

http://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/biografilm-festival-2015-programma-1.996588

martedì 5 maggio 2015

Escher in mostra fino a Luglio a Palazzo Albergati. Biografia ed impressioni personali.

Ponte lungo e tanti giri effettuati (nell'ultimo periodo siamo stati presi dalla "Runkeeper" mania, applicazione per sportivi installata sul telefono dove pur non effettuando corse vere e proprie applichiamo la voce "passeggiata" e maciniamo chilometri; così ho la possibilità di fare anche tante foto di paesaggi naturalistici veramente indescrivibili che spero di riuscire a condividere presto) dove nel mezzo siamo riusciti ad andare a visitare la mostra di Escher che si tiene a Palazzo Albergati (Bologna, via Saragozza) fino al 19 Luglio 2015.
Purtroppo all'interno di Palazzo Albergati non è possibile effettuare fotografie della mostra, ma il genio di Escher (chi conosce l'artista sa di cosa si parla mentre, per chi non lo conosce, ne consiglio vivamente la visione) merita il post di oggi sul presente blog.
Come sempre riporto la biografia dell'artista (già da un po' di tempo non mi dedicavo alle biografie di personaggi noti e quindi riprendiamo alla grande) che merita una attenta analisi.


MAURITS CORNELIS ESCHER:

Nato a Leeuwarden (Olanda) nel giugno del 1898 è conosciuto per le sue incisioni su legno, per le litografie e le mezzetinte che si ricollegano ai concetti scientifico-matematici di infinito e ai concetti di spazio e tempo, oltre che alle geometrie che cambiano gradualmente in forme via via differenti.
Figlio minore di un ingegnere civile (George Arnold Escher) e della sua seconda moglie (Sarah Gleichman) ha viaggiato in lungo e largo fin da piccolo spostandosi con la propria famiglia.
Tra il 1912 e il 1918 frequenta il liceo dove, pur non essendo uno studente brillante, si distinse nelle arti grafiche e ciò lo portò a studiare in seguito (dal 1919)  presso la scuola di Architettura ed Arti Decorative di Haarlem (sempre in Olanda).
Nel 1922 finì la scuola di Architettura e l'anno successivo visitò l' Italia (Firenze, San Gimignano, Volterra, Siena, Ravello e più avanti altri luoghi) e poi la Spagna (Madrid, Toledo e restò impressionato dal palazzo moresco trecentesco dell'Alhambra, a Granada, dove sviluppò in seguito una sua tassellazione e da dove saranno gettate le basi per il suo lavoro relativo al riempimento periodico del piano che attirerà l'ammirazione di matematici e di cristallografi).
L'Italia gli entrò nel cuore e quasi da ogni paese che visitò trasse ispirazione, non solo dalla bellezza dei paesaggi quanto dalla struttura architettonica delle varie città.
Nel 1924 sposa, a Viareggio, una ragazza svizzera, Jetta Umiker, figlia di un banchiere e si stabiliscono poi a Roma, nel quartiere di Monteverde Vecchio, dove vi restarono fino al 1935 (a Roma, pur dichiarando che si è sempre trovato bene, Escher pare non abbia mai dedicato neanche una delle sue opere).
Nel 1926 nasce il primogenito, George, e nel 1930 il secondo figlio, Arthur.
Sempre nel 1930, nel periodo di Aprile, si reca in viaggio verso il sud Italia accompagnato da tre suoi amici: Giuseppe Haas-Triverio (incisore); Robert Schiess (pittore svizzero) Jan Rousset (storico francese).
I tre arrivano nel Golfo di Santa Eufemia con una nave partita da Napoli e giungono fino in Calabria dove visitano per quasi un mese, muovendosi in treno o con mezzi di fortuna lungo la costa tirrenica, molti dei paesi di questa regione (Pizzo Calabro, Tropea, Palmi, Scilla, Melito di Porto Salvo e il borgo fantasma di Pentedattilo da cui Escher resta particolarmente colpito tanto da dedicargli numerosi disegni panoramici e 4 incisioni).


Intollerante al clima politico che si faceva largo nell'Italia fascista del 1935, Escher decide di lasciare la nazione e trasferirsi per un periodo in Svizzera.
Nel 1937 si sposta a Uccle (Bruxelles, Belgio) ma l'occupazione dei Nazisti lo costrinsero a ripartire nuovamente.
Nel 1941 si trasferì a Baarn, in Olanda, dove vi restò fino al 1970 e dove sviluppò un periodo artistico ricco di progetti ed opere.
Probabilmente il clima umido olandese gli permise di restare al chiuso a concentrarsi interamente sul suo lavoro. Lo stesso Escher ha dichiarato:

In Svizzera, Belgio e Olanda ho trovato molto meno interessanti sia i paesaggi che l'architettura rispetto a ciò che avevo visto nel Sud Italia. Mi sono così sentito spinto ad allontanarmi sempre di più dall'illustrazione più o meno diretta e realistica della realtà circostante.
Non vi è dubbio che queste particolari circostanze sono state responsabili di aver portato alla luce le mie "visioni interiori".

Nel 1958 realizza la sua prima litografia dedicata alle famose "costruzioni impossibili", caratteristiche dell'artista, intitolandola "Belvedere".





 Nell'opera si nota un ragazzo seduto che ha in mano un cubo impossibile ed osserva perplesso questo oggetto strano. Ciò che alla fine il ragazzo non nota è che l'intero Belvedere alle sue spalle è progettato sulla stessa struttura che tiene in mano. E' un mondo tridimensionale allo stesso tempo vicino e lontano che pare impossibile da illustrare è possibile però disegnare un oggetto che mostra una realtà diversa quando lo guardiamo da sopra o da sotto.
Il cubo di cui Escher descrive è noto con il nome di "Cubo di Necker" (creato per la prima volta dallo studioso svizzero Albert Necker nel 1832 dove si rappresenta, attraverso una illusione ottica di un cubo, una rappresentazione bidimensionale ambigua; per ulteriori approfondimenti digitate voce Cubo di Necker e troverete le notizie che vi interessano).
Questa è stata solo una breve e probabilmente grossolana descrizione di una delle numerose opere di Escher, che mostra come le sue opere si basano sul sottile gioco che esiste tra sfondo e figura.
Con le figure geometriche infatti Escher ha spesso giocato volentieri rappresentando diverse stampe e collegandole in un rapporto di dimensione proprio, sottomettendo così le leggi della prospettiva artistica a nuovi spazi e nuove forme.
Nel 1970, Escher si trasferì a Laren, nell'Olanda settentrionale, in una casa di riposo per artisti (intitolata a Rosa Spier) dove morì nel marzo del 1972.

CONCLUSIONE:

La mostra che si è aperta il 12 marzo presso Palazzo Albergati (Bologna, via Saragozza) e prosegue fino al 19 luglio (costo biglietto ingresso 13 euro, ridotto 11, ma già solo il nome di questo grande artista li vale veramente tutti) si sviluppa su due piani e raccoglie le maggiori opere dell'artista.
Sono opere, quelle di Escher, molto amate non solo da scienziati, logici, matematici e fisici, che stimano il suo uso originale delle forme, ma anche dal resto del mondo artistico e culturale.
Non a caso le sue opere sono state più volte riprese e citate in campi che non si limitano solo al mondo dell'arte in sé (ad esempio nel famoso film del 1986 "Labyrinth", diretto da Jim Henson, oppure in uno degli episodi del famoso cartone animato de "I Simpson" dove Groening riprende l'opera famosa del 1951 intitolata " Casa di Scale / Relatività").



Escher è stato citato in film, cartoni animati, fumetti (alla sua opera "Relatività" è stata anche dedicata una delle copertine di Martin Mystere) canzoni (Caparezza nel suo "Musica"; ma lo stesso Escher ha rifiutato di disegnare la copertina dei Rolling Stones), in teatro nel campo della scenografia e in tanto altro ancora.
L'Arte di Escher è apprezzata e stimata da milioni di persone nel mondo che grazie alle esposizioni come quella di Palazzo Albergati riescono a non dimenticarne l'operato.
Consiglio vivamente di andare a visitare la mostra ritroverete tante opere che magari vi sembreranno familiari, mentre altre vi risulteranno del tutto nuove, magari incomprensibili, ma vi assicuro che avranno il fascino e il mistero giusto per catturare tutta la vostra attenzione.
Mostra magica ed entusiasmante.

 
FONTI ED IMMAGINI:

WIKIPEDIA alla voce Escher

http://www.palazzoalbergati.com/la-mostra-escher/

http://www.mcescher.com/

http://web.unife.it/progetti/geometria/Escher_A/biografia.htm

http://users.erols.com/ziring/escher_bio.htm

http://www.artribune.com/2015/03/i-paradossi-di-escher-a-bologna-con-la-grande-retrospettiva-sul-genio-olandese-riapre-palazzo-albergati-totalmente-restaurato-dopo-il-devastante-incendio/

http://www.museocontadinopentedattilo.it/museo/index.php?option=com_content&view=article&id=67&Itemid=85

http://www.settemuse.it/pittori_scultori_europei/m_c_escher.htm

http://www.stilearte.it/la-complessita-illusionistica-di-escher/

lunedì 23 febbraio 2015

Addio a Luca Ronconi genio incompreso della regia teatrale italiana

E' morto ieri, all'età di 82 anni, il regista e maestro teatrale Luca Ronconi.
Di Ronconi avevo già scritto in passato su questo blog (post del 3 Dicembre 2013 intitolato "Terza parte di Storia del Teatro Italiano Moderno e Contemporaneo dal 1960 al 1980") ma non si era trattata la storia del maestro in maniera del tutto completa in quanto dovendo restringere il campo in così poco spazio gli era stato dato solo un piccolo trafiletto generico.
Rimediamo pertanto oggi con questo doveroso post dedicato esclusivamente al suo ricordo.
Prima di iniziare, segnalo, per chi fosse interessato ad un rapido ripasso e ad argomenti sul teatro, che nella sezione di lato, quella denominata "Etichette", alla voce "Teatro" o anche "Teatro/Biografie" si possono ritrovare spunti (spero per voi utili ed interessanti) ed argomenti che trattano appunto della materia in questione.
Veniamo quindi ora a descrivere del genio di Ronconi.


LUCA RONCONI:

Nato in Tunisia nel 1933 e diplomatosi all'Accademia Nazionale di Arte Drammatica di Roma (anche di Silvio D'Amico e della nascita dell'Accademia abbiamo già trattato in post del passato) nel 1953. Esordisce prima come attore in "Tre quarti di luna" di Luigi Squarzina e co-diretto da Vittorio Gassman, per poi lavorare con altri registi quali: Orazio Costa, Giorgio De Lullo e Michelangelo Antonioni.
Il successo però arriva nel 1969 quando da attore diventa regista e porta in scena "L'Orlando Furioso" (poema cinquecentesco di Ludovico Ariosto, riportato però nella versione di Edoardo Sanguineti) con le scenografie di Uberto Bertacca.
Lo spettacolo, rappresentato per la prima volta al Festival di Spoleto e poi a Belgrado, Milano, Parigi, New York e in altre capitali mondiali, gli regala il successo e la fama internazionale.
Come già visto nel post del 3 Dicembre 2013, nel suo allestimento personale dell'opera di Ariosto, Ronconi, ha combinato aspetti del Teatro ambientale con quegli elementi che erano invece tipici del medioevo (gli avvenimenti erano recitati simultaneamente in diverse zone dello spazio teatrale e lo spettacolo era stato pensato e progettato per uno spazio largo all'aperto con un palcoscenico situato su ogni estremità e composto da piattaforme mobili di legno, circa 50 in tutto, fissate su ruote, una reminiscenza dei pageants medievali, che permettevano agli spettatori di muoversi liberamente e poter scegliere cosa vedere e di mescolarsi agli eventi rappresentati).


A partire dagli anni '70, Ronconi porta il suo genio creativo in numerosi pezzi teatrali firmandone e curandone le regie, ma non solo: dal 1975 al 1977 ha diretto la sezione teatrale della Biennale di Venezia e dall'anno successivo, il 1977, fino al 1979 ha fondato e diretto il Laboratorio teatrale di Prato (in questo suo laboratorio scopre e sperimenta nuove forme espressive di uso del linguaggio e di tecniche della messa in scena), passando in seguito a dirigere anche il Teatro Stabile di Torino (diretto dal 1989 al 1994).
Gli anni '70 sono anche gli stessi in cui il maestro (perché anche se lui non amava definirsi così alla fine non si può negare che lo fosse davvero) porta in scena spettacoli veramente memorabili.
Tra questi ci sono i classici greci come: Orestea (di Eschilo, portato in teatro nel 1972); Utopia (opera di Aristofane e portata sulle scene nel 1976); Le Baccanti (Euripide; in scena nel 1977).
Negli anni '80 invece, Ronconi, porta sulle scene testi diversi dalle rivisitazioni dei classici greci (scogli con cui, prima o poi, ci si deve per forza di cose imbattere lavorando nel campo teatrale) e sorprende ancora con altri spettacoli in cui dimostra tutta la sua forza geniale.
Tra questi vanno segnalati: Spettri (di Ibsen, in scena nel 1982); Mirra (di Alfieri; nel 1988);
Tre sorelle (di Cechov; l'anno in cui Ronconi lo porta sulle scene è il 1989).
Per quanto riguarda la messa in scena dell'opera di Ibsen, "Spettri", Ronconi la trasporta all'interno di una chiesa sconsacrata (la chiesa di San Nicolò a Spoleto) e trasformata per l'occasione in una serra completamente coperta di vetro dove racchiudeva sia lo spazio del pubblico che quello della recitazione degli attori (il regista era in quegli anni intento alla ricerca di una nuova formula audiovisiva e pertanto aveva fatto in modo che il pubblico avesse difficoltà in certe scene a sentire quanto recitato dagli attori).
Come tanti geni prima di lui anche stavolta in patria, cioè qui in Italia, la critica non comprese bene il senso di questo suo modo di "fare teatro" e pur dandone parere negativo non fecero altro che dargli una maggiore visibilità (soprattutto all'estero).
Altro testo che Ronconi rivisita qualche anno dopo e che crea stupore (nella critica come nel pubblico) è "Mirra", tratto dall'opera di Alfieri, e portato in scena nel 1988.
La parte più interessante di tutta l'opera, il regista, la concentra sulla scena finale, quando Mirra (interpretata dall'attrice Galatea Ranzi) ha tra le braccia il padre Ciniro (interpretato da Remo Girone).
Lei lo serra al petto con affetto innocente ma traspare subito in realtà qualcosa di differente dall'amore di una figlia verso un padre. Si sente infatti una tensione diversa, quasi incestuosa che viene poi compresa nel modo ambiguo che hanno i due di parlarsi, nelle loro battute e alla fine nel gesto insano che compie Mirra nel prendere l'arma che pende dal fianco del padre e nel compiere un suo sacrificio finale togliendosi la vita.
Ronconi esagera ed esaspera volutamente il gesto di Mirra e aiuta lo spettatore a comprendere quale fosse il vero messaggio che in quel frangente passava nel testo di Alfieri: Ciniro non riesce ad impedire il suicidio di Mirra o semplicemente non vuole impedirlo ?
Ronconi mostra come Alfieri punisce nel suo testo Mirra (per la sua incestuosità) facendola morire e mostra come Ciniro sia volutamente lento nel prendere l'arma con cui lei si suicida.
In sostanza Ciniro non impedisce il suicidio di Mirra perché così si sente salvo dai pensieri peccaminosi.
Ronconi non ha stravolto una sola virgola del testo di Alfieri ma ha volutamente giocato sui gesti dei personaggi, li ha esasperati e volutamente rallentati per far comprendere meglio quale fosse il significato dell'opera.
Ecco la genialità che Ronconi mostrava in tutte le sue regie. Una mano sapiente, lucida e calma che ti portava a vedere e comprendere quanto esiste di sottointeso nel testo, ad andare oltre le semplici parole che lo compongono.


Negli anni '90 porta in scena altre opere e dirige a Salisburgo (nel 1994) "I giganti della Montagna" di Luigi Pirandello.
Dal 1994 al 1998 ha diretto il Teatro di Roma, dove nel 1996 porta in scena "Quer pasticciaccio brutto de via Merulana" (opera di Gadda).
Nel 1999 dirige il Piccolo Teatro di Milano e debuttando con due pièces teatrali: La vita è sogno (di Pietro Calderòn de la Barca) e Il sogno (di Strindberg).
Nel 2002, sempre al Piccolo, porta in scena uno spettacolo originale intitolato "Infinities" e tratto da un testo scientifico del cosmologo John David Barrow.
Ha curato regie anche nel campo della lirica (da Bellini a Rossini fino a Verdi e Puccini) e nel 2006 ha realizzato 5 spettacoli collegati tra loro in occasione dei XX Giochi Olimpici Invernali di Torino.
Il suo ultimo spettacolo a teatro in questi periodi è stato "Lehman Trilogy", dal testo di Stefano Massini, già molto discusso.
Concludo il post riportando le giuste parole che Maria Grazia Gregori dedica al regista in un suo articolo reperibile al seguente link: http://www.delteatro.it/2015/02/22/addio-amatissimo-luca/
Scrive la giornalista:

Per tutta la sua vita Ronconi ha combattuto contro lo spazio tradizionale, scendendo dal palcoscenico, scegliendo luoghi alternativi in grado di aprire drammaturgicamente lo svolgersi del tempo dello spettacolo.
Spazio, tempo, movimento delle scene sono la triade fondamentale del suo teatro perché dove lo spazio non permetteva nessuna fuga doveva comunque essere in movimento, andare su e giù, vicino e lontano verso il sogno di uno spettacolo infinito, un fluire continuo di oggetti, di personaggi di una umanità in movimento....

La Gregori spiega bene in queste sue righe come era Ronconi, il suo genio, quale è stato il suo lavoro sulle scene italiane e internazionali.
L'Italia perde così un vero e proprio Genio artistico come pochi ne sono ormai rimasti in giro.
Addio Maestro quindi.

FONTI ED IMMAGINI:

http://www.edizioniets.it/scheda.asp?N=88-467-1286-2

http://www.metronews.it/15/02/21/morto-milano-82-anni-il-regista-luca-ronconi.html

http://www.lucaronconi.it/mostraronconi_scheda.asp?num=84

http://www.delteatro.it/2015/02/22/addio-amatissimo-luca/

Oscar G. Brockett, Storia del Teatro vol.2, pp. 640 - 642 Edizioni Saggi Marsili.

R. Alonge, Il teatro dei Registi, Capitolo 9 "Luca Ronconi genialità e insoddisfazione", da pagina 133 fino a pagina 139, Editore Laterza 2006.