Iniziamo

Arrivo tardi come al solito nel mondo informatico e mi cimento
cosi' per la prima volta con un Blog ....
Ma come dice il famoso detto popolare "Meglio tardi che mai".
Il seguente Blog tratta pertanto svariati argomenti: si va dalla vita personale a Fotografie, dalla Letteratura all'Arte in generale (Musica, Teatro, Cinema), dalla Storia alle Biografie di personaggi famosi, Viaggi, Ricette di Cucina, Eventi e notizie in generale.
Percio' Benvenuto a chiunque voglia seguire queste pagine.

venerdì 28 marzo 2014

Jack simpatico amico a 4 zampe in cerca di adozione

Eccoci nuovamente presenti con il post mensile dedicato agli amici pelosetti della Casa di Milly che sono ancora in cerca di adozione e di una famiglia che offra loro amore ed una casa accogliente.
Per chi ancora non conosce La Casa di Milly consiglio di andare a rileggere il post del 14 gennaio 2014 (trovate comunque tutti i post relativi a tale argomento alla voce Etichette qui a fianco nella sezione dedicata proprio a loro) dove viene spiegato Chi è La Casa di Milly, di Cosa si occupa, da Chi è costituita, i Contatti per avere informazioni approfondite e tutto quello che volete sapere in generale.
Subito dopo quel primo post ne era seguito un altro (nel mese di Febbraio e sempre presente nella sezione apposita) che vedeva il primo dei cuccioloni (tra i tanti) in cerca di adozione da parte di persone serie ed amanti degli animali, si tratta di Giulio (le foto le trovate sempre in quel post), ospite da tempo ormai e che ancora oggi ricordo è adottabile in tutta Italia.
Come scrivevo, sono tanti i cagnolini in cerca e ognuno di loro credo meriti almeno una opportunità nel percorso della sua esistenza di conoscere anche brave persone e non solo la cattiveria dell'uomo.
Merita anche il passaparola in Internet affinché possano avere la possibilità di essere visti in tutto il territorio italiano (in quanto sono adottabili ovunque nella nostra nazione) e magari incontrare così i futuri proprietari.
Il post di oggi è pertanto dedicato a Jack simpatico cagnolino di taglia media che dona tanto amore e che ha veramente un musino dolce.
Taglia Media, pelo corto, delle orecchie a punta simpaticamente afflosciate, colore chiaro con striature e qualche lentiggine a tratti marron/castano ed infine gli occhi grandi ed espressivi, teneri e con una gran voglia di essere amato.
Ed eccovi qui sotto le foto di Jack e ditemi voi come si fa a non amare un pelosotto così:



 
Non aggiungo altro se non che Jack, come tutti gli ospiti della Casa di Milly,  vi aspetta e aspetta qualcuno che lo accolga con sé e che gli dia coccole, amore, cibo e una cuccia in cui poter stare.
Come sempre se volete informazioni potete contattare le persone (io li definisco angeli) che si occupano dei nostri amici a 4 zampe in particolare al seguente indirizzo troverete tutto quello che vi occorre:  https://www.facebook.com/lacasadimilly?fref=ts
 
Ricordo inoltre che La casa di Milly si autogestisce da sola ma anche grazie a donazioni di persone che vogliano sostenere il buon operato di questi ragazzi.
Se avete voglia anche voi di sostenere il loro lavoro potete farlo versando anche solo cifre piccole simboliche al postpay numero:
4023 6006 0579 7325 intestato a Barresi Alessia, codice fiscale BRR LSS 85 H 62 F 206 N
 
In alternativa si può anche decidere di diventare sostenitore a distanza e scegliere uno dei tanti cani, La casa di Milly informerà la persona della situazione di salute del cane scelto, inviando foto e mettendolo al corrente di tutto quello che lo riguarda e chi lo vorrà potrà anche andare a trovarlo.
Come detto sopra si valutano anche adozioni in tutta Italia, solo con moduli pre affido, di adozione e microchip.
Arrivederci e a presto con l'angolo degli amici animali della Casa di Milly !
 



lunedì 24 marzo 2014

Secondo post sul Teatro Inglese Rinascimentale (tra Elisabetta e Giacomo I).

Nel post dello scorso mese (datato 27 febbraio 2014) si è introdotto l'argomento sul teatro Elisabettiano (quindi sul Teatro Inglese) a partire dai suoi esordi (soprattutto dalla salita al trono della regina Elisabetta), avvenuti intorno alla metà del '500, fino ad arrivare ad un certo periodo storico e più in particolare alla data del 1640 dove si videro fiorire i primi veri e propri teatri stabili, non più itineranti lungo il regno.
Ripartiamo quindi oggi, con questo secondo post, trattando della materia e tentando di portare avanti le argomentazioni nuove (ricordo come sempre che chi vuole trova questi post nella colonna qui a fianco alla voce Teatro della sezione Etichette).
Nel post precedente si è visto come, prima dell'arrivo al trono della regina, vi fosse un certo tipo di confusione nel settore del teatro che non aveva dimora fissa né finanziamenti pubblici ma che vedeva invece le piccole compagnie di attori girovagare in lungo e largo per le terre di Inghilterra, portando con loro spettacoli che non solo non avevano grande impatto sul pubblico ma che erano il più delle volte sottoposti ad una forte censura che non permetteva storie a carattere religioso o politico altrimenti si veniva penalizzati con grosse multe o persino con la galera.
Solo a partire dalla salita al trono della regina, nel 1558, vi furono profondi e significativi cambiamenti nei più svariati campi artistici ed in particolare nel teatro (passatempo preferito della regnante che a quanto pare lo usava anche come centro di spionaggio, visto che le compagnie viaggiavano anche in terre lontane, come ad esempio Francia, Italia ed altro ancora).
I teatri iniziarono così ad avere sede stabile nella prima periferia di Londra ed inoltre la regina emanò una legge, nel 1572, che poneva fine al vagabondaggio degli attori e permetteva loro di prendere una licenza per poter recitare in teatri stabili.
I Teatri di Londra si divisero così in due categorie: Teatri Pubblici e Teatri Privati (in entrambi i casi, come già visto nel post precedente, gli spettacoli iniziavano alle due del pomeriggio e finivano prima del tramonto, la differenza era che nei teatri privati gli spettacoli erano presenti presso ambienti aristocratici o in sale in cui vi erano i nobili a far da spettatori, mentre nei teatri pubblici era il popolo ad assistere agli spettacoli in arene, locande, luoghi all'aperto).
Con la stabilità dei teatri cambiò anche il tipo di organizzazione commerciale dove al centro adesso si trovavano gli Azionisti (coloro che prendevano le decisioni principali) ed intorno vi erano invece gli Attori ed il resto del Personale di Scena (sostenuti dalla figura dell'impresario).
Nel 1640 nacquero teatri di grande fama come ad esempio: Il Fortune; il Globe; il Rose; il Theatre; etc. (per approfondire il discorso sull'aspetto tecnico, quindi sul tipo di architettura, vedi il post del 27 febbraio 2014).
Questo a grandi linee il riassunto della volta scorsa. Procediamo ora quindi da dove avevamo interrotto (ripartendo però dalla data del 1583 anziché da quella del 1640) ed andiamo avanti nel delineare il profilo del Teatro Inglese nel periodo preso in esame.
 
Nel 1583 la regina ordinò che si formasse una compagnia a suo nome e così nacquero i "Queen's Men", che insieme agli "Admiral Men" (che lavoravano presso il teatro Rose dell'impresario Philip Henslowe) e ai "Lord Strange's Men" (che lavoravano presso il teatro dell'impresario Burbage), furono i primari gruppi teatrali aristocratici londinesi sulla scena per una decina di anni.
Quando la compagnia dei "Queen's Men" si separò, nel 1594, rimasero in gioco altre compagnie, come ad esempio quella dei "Chamberlain Men", di cui facevano parte nomi di grande risonanza dell'epoca elisabettiana come ad esempio quelli di: Pope; William Kemp (comico e cantore fisso della compagnia di Shakespeare, celebre per le sue improvvisazioni e perché fu il primo attore ad interpretare il ruolo di Falstaff); Bryan; Sinclair; Holland; Philips>> nomi che sono conservati anche nelle prime opere di Shakespeare e a cui si aggiunsero in seguito quelli di: Burbage; Sly; Duke e Gough>>.
Il nome di Burbage, come avrete notato, compare spesso in quanto egli fu impresario, attore e tuttofare dell'epoca che grazie alla sua tenacia e alla sua furbizia si fece strada nel mondo teatrale arrivando a possederne e gestirne uno di grande fama come: il Globe.
Burbage finanziò il Globe facendo acquistare una quota di proprietà a 5 attori-soci della compagnia che dovevano così aiutare a raccogliere denaro per la nuova sede (tra questi soci vi era anche Shakespeare, di cui parleremo in post futuri) e venivano coinvolti in prima persona nelle fortune o sfortune della compagnia (così dovevano impegnarsi seriamente se non volevano rimetterci economicamente) guadagnando la metà degli incassi.
Al fianco delle compagnie formate da Adulti viste fino ad ora, vi erano anche quelle costituite da Ragazzi. Quest'ultime appartenevano a cori o a scuole e il loro repertorio era più raffinato di quello teatrale perché si esibivano in chiese o di fronte al sovrano; per loro scrivevano inoltre autori inglesi famosi dell'epoca come: Jhonson; Fletcher; Dekker.
Ai ragazzi nelle compagnie adulte erano assegnati i ruoli femminili (in quanto alle donne era vietato recitare in teatro) ed erano pagati circa 3 scellini alla settimana.
Fino ad ora si sono visti i teatri (intesi come luoghi fisici, come strutture stabili) ed i nomi delle compagnie più importanti del periodo, passiamo ora invece a parlare anche di cose che appartengono al teatro ma di cui spesso si ignora, come ad esempio il Testo Drammatico ed il Pubblico.
Dopo questa prima infarinatura generale infatti, quello che occorre ora chiedersi è: Che tipi di testi si rappresentavano in teatro ? Quale era il comportamento degli spettatori di fronte ad un testo e a chi lo recitava ? Chi si recava a teatro ? Quale ceto sociale e che tipo di cultura possedevano ?
Le società rinascimentali erano infatti divise per ruoli e funzioni sociali, dove ogni classi si differenziava dall'altra non solo per il grado di istruzione ma anche per il tipo di lavoro che si faceva, per come era composto l'abbigliamento, per il reddito che si possedeva.
Generalmente, gli studiosi e storici del teatro, dividono in 4 classi, per ordine di reddito e prestigio, questo pubblico del periodo elisabettiano:
- Nobili e Gentiluomini (inclusi Militari ed Universitari);
- Cittadini generici;
- Piccoli Proprietari terrieri;
- Artigiani e Manovali.

Inoltre era presente una forte percentuale di pubblico femminile a teatro e ciò dimostra che i teatri erano soprattutto frequentati da analfabeti perché le donne dell'epoca non sapevano ne leggere ne scrivere e non dovevano neanche pensare di imparare. Solo alle figlie dei nobili era permesso di essere istruite (quel tanto però che bastava per poter rappresentare un buon partito matrimoniale futuro). Le donne quindi a teatro erano considerate rispettabili solo se andavano accompagnate da un uomo (padre, fratello, fidanzato, marito etc).
In generale però a teatro potevano andarci tutte le classi sociali, la differenza tra i teatri pubblici e privati era che il pubblico dei teatri all'aperto erano molto più rumorosi di quelli dei teatri privati.
Per quanto riguarda invece il discorso sui Testi Drammatici da rappresentare in teatro, questo si fa un poco più lungo e complesso, ma possiamo comunque tentare di riassumerlo dicendo che durante il regno della regina Elisabetta (ma anche dopo, quando salì al trono Giacomo I, dal 1603 al 1625) le compagnie inglesi si riunivano in una sala di una taverna ad ascoltare gli autori leggere i propri drammi e solo in seguito decidevano se accettarlo o meno.
Se e quando accettavano l'opera, all'autore era richiesta una bella copia scritta che funzionasse da canovaccio (specie di copione) per lo spettacolo da progettare. Prima infatti esistevano solo opere improvvisate sull'attore e non vi era nulla di scritto.
La pubblicazione dei Testi Drammatici era pertanto differente da quella dei libri comuni.
Se non vi era un accordo preciso, lo scrittore dei testi per il teatro rinunciava ad ogni diritto all'opera nel momento stesso in cui la vendeva alla compagnia.
Per evitare pubblicazioni clandestine si faceva registrare l'opera allo Stationer Register (una sorta di SIAE nostrana, ovvero un registro in cui vi erano i diritti di autore).
Si possono fare alcune classificazioni riguardo alla stampa dei testi dell'epoca, vediamoli velocemente:
- I Drammi normali erano considerati solo come letteratura da passeggio, intrattenimento, stampati in edizioni economiche (il costo era di circa 6 pence) e venivano chiamati edizioni "IN-QUARTO" in quanto il formato era quello standard di un foglio intero piegato in modo da ottenere 4 fogli.
Essendo edizioni economiche non avevano copertina (pertanto si rovinavano presto) e non erano cuciti ma infilzati, graffetati tramite un unico spillo.
- I Plagi erano invece chiamati BAD QUARTOS ed erano così definiti per la natura scorretta del testo.
- Infine vi era l'IN-FOLIO, un foglio intero ripiegato una sola volta a formare 2 fogli o 4 facciate ed era stampato e pensato per edizioni importanti (possedeva pertanto una buona rilegatura ed una copertina che lo conservasse in ottimo stato) una sorta di edizioni di lusso di oggi e destinato alle biblioteche.

Delineato il periodo storico, visti i teatri principali, il discorso sulla tipologia di pubblico presente e sui testi rappresentati, passiamo ora a descrivere (e direi che per oggi con questo possiamo chiudere il secondo post sul teatro inglese) di uno dei personaggi più importanti dell'epoca: Christopher Marlowe.
Nato in Inghilterra nel febbraio del 1564, Marlowe (soprannominato Kit) è stato drammaturgo, poeta, traduttore e letterato che ha perfezionato al massimo il Blank Verse, ovvero un sistema giambico di 5 accenti (detto pertanto pentametro giambico) non dipendenti dalla qualità della sillaba, adottato in seguito anche da altri scrittori, come per esempio da Shakespeare.
In seguito ad una borsa di studio, vinta durante il liceo, Marlowe, si iscrisse, nel 1580, all'Università di Cambridge, dove si dice venne notato dalla regina in persona che lo volle far diventare una sua spia personale.
Dopo la laurea, nel 1587, si trasferì a Londra dove iniziò la sua attività di drammaturgo.
Tra le sue opere più importanti vanno infatti ricordate: Il Tamerlano; l'Ebreo di Malta; Edoardo II; il Massacro di Parigi; La Tragica storia del Dottor Faust.
Libertino, dal carattere ribelle ed enigmatico, Marlowe morì giovane, accoltellato a soli a 29 anni nel 1593, durante una rissa di cui non si chiarirono mai le cause.

 
Direi che per oggi per quanto riguarda questo secondo post sul Teatro Inglese Rinascimentale possa anche bastare così.
Riprenderemo ovviamente con un terzo post il prossimo mese l'argomento.
Buon proseguimento di serata.

FONTI ED IMMAGINI:

Innocenti, Il teatro Elisabettiano, edizioni Il Mulino, 1994.

Appunti di Storia del Teatro e dello Spettacolo II dell'Università di Bologna, anno accademico 2000-2001, corso tenuto dal professor Guarino.

http://www.biography.com/people/christopher-marlowe-9399572

http://www.sololibri.net/Il-teatro-nell-epoca-elisabettiana.html

venerdì 21 marzo 2014

Torna la Scienza in Piazza, dal 28 Marzo al 13 Aprile 2014, la città di Bologna mette in mostra la Scienza e la Cultura.

Torna anche quest'anno nella città di Bologna l'evento per piccoli e grandi intitolato "La Scienza in Piazza".
Giunto alla sua nona edizione, La Scienza in Piazza, ideato ed organizzato dalla Fondazione Marino Golinelli in collaborazione con il Comune di Bologna, porta lungo le strade della città ogni anno oltre 100 eventi tra mostre, spettacoli, incontri, laboratori interattivi, tentando di far sì che la cultura e la scienza in maniera spensierata e divertente non venga abbandonata a se stessa ma si mostri a chiunque ne sia incuriosito oppure appassionato.
Inoltre il tema di quest'anno è uno di quelli che va tanto di moda al momento, ovvero quello del Cibo e dell'Alimentazione.
In fondo come più volte è stato detto e visto vi è relazione anche tra Scienza e Cibo anche se a prima vista magari non sembra.
Dal 28 Marzo al 13 Aprile 2014, quindi una vera e propria Food Immersion vi aspetta lungo le vie principali del centro storico portando a conoscenza di un mondo a molti sconosciuto.
Oltre a giochi e laboratori riguardanti questa tematica, si affronteranno anche argomentazioni serie quali quelle di: Nutrizione e lotta allo spreco; Cibo come Scambio Culturale; Consumi consapevoli e sostenibilità; il tutto sempre in modo chiaro ed accessibile a tutti.
Per 17 giorni, quindi, Bologna si farà protagonista per una buona causa: La scienza e la conoscenza.
Se volete sapere di più sul programma completo e su ogni singolo evento basta che vi colleghiate al seguente link, dalla quale potrete scaricare il foglio illustrativo dell'intera manifestazione: http://www.lascienzainpiazza.it/

Non ho altro da aggiungere se non che vi auguro buon divertimento con La Scienza in piazza.

venerdì 14 marzo 2014

Junior Masterchef Italia e la passione in cucina.

Prima di iniziare il post di oggi voglio fare una breve premessa riguardo al fatto che normalmente non mi piace guardare i talent show televisivi ma che quest'anno, come molti a quanto pare, invece ci sono cascata anche io e così sono finita per guardare per la prima volta in vita mia il programma che si chiama "Masterchef" e che vede alle prese un certo numero di persone con la passione per la cucina cimentarsi proprio in questo settore.
Non è però del Masterchef degli adulti che voglio parlarvi ma bensì della nuovissima edizione, al suo primo anno di vita, iniziata ieri sera su Sky Uno (canale 108), della versione per i più piccini, ovvero di "Masterchef Junior Italia".
In sintonia con quanto ho letto sul quotidiano on line Il fatto quotidiano devo ammettere che purtroppo negli ultimi anni sempre più spesso i bambini vengono usati nelle trasmissioni televisive per fare audience e quasi mi sembrano come piccole cavie da laboratorio.
Non ho avuto invece la stessa impressione con il programma di Sky che ho guardato fino alla fine e che invece stavolta mi ha sorpresa, divertita e forse anche intenerita.
Junior Masterchef Italia è la versione del talent Junior Masterchef Australiano (che invece non ho mai visto pur sapendo che era presente e pertanto non posso fare paragoni con l'altro) e come per il programma degli adulti non vede presentatori ma bensì tre giudici, tre veri e propri esperti dell'ambito della cucina, che sono: il cuoco Bruno Barbieri (che è anche giudice del Masterchef Italia Senior), Lidia Bastianich (cuoca ed imprenditrice dell'impero della ristorazione americana oltre che madre di Joe Bastianich, il giudice di Masterchef Italia Senior con il ruolo del cattivo) e infine il giovane chef Alessandro Borghese (da cui di tanto in tanto ho preso spunto in cucina anche io vedendolo in tv con i suoi programmi).
Scelti tra centinaia di bambini, gli aspiranti junior masterchef italiani sono rimasti alla fine in 14 e hanno un'età che va dagli 8 ai 13 anni.
Ora, oltre al fatto che questi giovani e piccoli cuochi avranno la possibilità (per chi arriva in finale vincitore) di vincere una borsa di studio del valore di 15.000 euro (che in questi tempi proprio schifo non fanno no ?) ed un viaggio a Disneyland Paris, quello che mi ha più colpita e che finalmente vediamo bambini sani che non dicono da grande farò la velina, il calciatore o la starlette ma che finalmente decidono per mestieri più sani e produttivi (e decisamente molto più duri, ve lo dico per esperienza personale avendo in passato, per mantenermi agli studi, lavorato tre anni dentro un ristorante).
Soprattutto quello che mi ha colpito mentre li osservavo è stata la loro straordinaria capacità e bravura nel preparare dei cibi complessi che anche un adulto farebbe fatica a farli.
Ad ogni modo concludo il post di oggi rinnovando i complimenti a questi piccoli geni della cucina e alle loro famiglie che hanno permesso loro di coltivare questa passione senza impedirglielo come magari molto spesso invece accade quando si è piccoli e mamme e nonne ti dicono di no, di andare a giocare o a fare i compiti mentre loro preparano il pasto.
E se anche voi avete passione per la cucina guardatevi il programma chissà mai non vi venga anche incontro qualche spunto per le vostre di ricette.
Buona serata.

Fonti ed Immagini riprese da:

http://skyuno.sky.it/skyuno/news/2014/02/28/junior_masterchef_italia_intervista_giudici_barbieri_borghese_bastianich.html

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/03/11/junior-masterchef-italia-la-cucina-diventa-a-misura-di-bambino/909994/

martedì 11 marzo 2014

Il canto delle manére. Il libro sorprendente di Mauro Corona.

Il primo libro che ho letto di Mauro Corona (il famoso scrittore e scultore ligneo, di origine friulana, per l'esattezza di Erto, classe 1950) è stato quello che mi avevano regalato tempo fa e che è intitolato "Storia di Neve".
Con quel libro è stato amore a prima vista, tanto che lo conservo ancora e ne rileggo di tanto in tanto qualche pagina (la prima volta lo avevo invece letto tutto di un fiato per la sua straordinaria capacità narrativa).
Da quel libro in poi il rapporto con questo autore si è fatto complesso perché, subito dopo aver letto altre sue opere, ho imparato che con i suoi romanzi vi è un equilibrio fragile che certe volte ti spinge ad amarlo altre invece a trovarlo noioso, una sorta di giostra che ti porta su e giù senza capire bene la direzione in cui andare.
Ripeto che questo sentimento non è avvenuto sempre ma a tratti altalenanti, infatti nel post di oggi voglio descrivere invece bene di un altro suo romanzo che ho appena concluso e che, come mi è capitato con Storia di Neve, mi ha fatto innamorare, parlo di: Il canto delle Manére.
Edito da Mondadori (nella sezione Numeri Primi) nel 2009, il romanzo narra la storia del boscaiolo Santo Corona detto "della Val Martin" la cui vita sarà segnata dalle decisioni di gioventù e dai luoghi di origine oltre a quelli in cui viene costretto a scappare per un breve periodo di tempo.
Si legge nel trafiletto di introduzione al libro:

Sa bene quanto sia pericoloso il suo mestiere Santo Corona della Val Martin, il più grande dei boscaioli, inseparabile dalla sua manéra, l'ascia che per lui e tutti gli altri taglialegna è come la spada per il samurai.
Santo della Val è il classico eroe vittima del proprio orgoglio: per orgoglio si costringe ad abbandonare il paese natale e a errare nell'Esempòn - ovvero in terra straniera -, randagio per boschi dell'Austria, per orgoglio deve alzare ogni volta la posta delle sue sfide, per orgoglio rinuncia all'amore, per orgoglio è destinato a non trovare mai pace.
Ma l'esilio amaro sarà temperato dagli incontri con una comunità di scrittori che, in una sorta di valle dell'Eden, mostreranno a Santo, sia pur per un attimo breve, come la vita possa essere anche altro da un perenne, velenoso agone.

Già solo dall'introduzione l'immagine del lettore viene catturata e posta in concentrazione sulla figure di quest'uomo, definito eroe, che lotta con le sue forze contro un destino che gli è avverso fin dalla nascita.
Rimasto infatti orfano ed allevato dai nonni, Santo, cresce imparando il duro mestiere di boscaiolo sotto la custodia di un suo angelo personale, lo "zio" (chiamato così non perché parente ma per affetto) Augusto Peron.
Diventato uomo, Santo, affronta il dolore delle perdite più care (i nonni prima ed alcuni amici poi) ritrovandosi in mezzo ad una guerra sanguinosa scoppiata tra boscaioli per affari, conosce anche l'amore per breve periodo prima di venir preso da tradimento e da una folle gelosia che lo porta a compiere un delitto che lo segnerà a vita e che lo porterà a scappare in Austria dove se ne costruisce una nuova. Ma il suo carattere ribelle e prepotente lo porterà a ricommettere all'incirca gli stessi errori e solo la conoscenza con il mondo intellettuale, ed in particolare l'amicizia stretta con lo scrittore Hugo Von Hofmannsthal, lo porterà ad arricchirsi più spiritualmente che materialmente.
Il canto delle manère narra una storia che raccoglie in sé tutti gli elementi della narrazione perfetta: un uomo, il protagonista, dal carattere difficile, duro, che con le decisioni che prende ungo il percorso della sua vita la trasforma a sua volta in bene o in male; le ambientazioni magiche e profonde dei boschi e tutto lo spettacolo che madre natura sa offrire; l'amore, il tradimento, la gelosia; tutti gli altri sentimenti che contornano le pagine e che rientrano nell'animo dell'essere umano e poi il finale (che qui ovviamente non racconto) che sorprende.
Riuscirà Santo a cambiare il proprio destino ? Oppure ne rimarrà vittima ? Trionferà la ragione o la cecità di certe azioni ?
Scritto nel più classico dello stile di Corona, ovvero a tratti crudo e veloce (in particolare nella fredda descrizione delle morti dei boscaioli per incidenti sul lavoro) altri invece lento e suggestivo (soprattutto nella descrizione dei luoghi o dell'amore), il libro merita di essere letto non solo dagli amanti della natura e dei boschi ma anche da chi ha voglia di imparare qualcosa dalla vita, perché tante sono le perle di saggezza che il libro offre a chi vuol ben comprenderlo.
Con questo e tutto non svelo altro, a chi lo leggerà chiedo solo di prendersi i giusti tempi, le giuste pause e le giuste riflessioni.

giovedì 6 marzo 2014

Addio a Manlio Sgalambro filosofo e scrittore.

Ed è arrivata purtroppo voce della morte, ad 89 anni, del grande filosofo siciliano Manlio Sgalambro
Nato a Lentini nel Dicembre del 1924, diventa famoso per la sua collaborazione con il cantautore Franco Battiato.
Filosofo, scrittore, poeta, paroliere e cantautore, influenzato dalle opere filosofiche di Nietzche, Sgalambro  nonostante non abbia mai finito l'università è diventato famoso grazie anche ai suoi libri di filosofia che sono stati tradotti in Europa in diverse lingue.
Nel 1945 ha collaborato con la rivista "Prisma" e poi con il periodico "Incidenze" e la rivista "Tempo Presente".
Alla fine degli anni '70 organizza il suo pensiero filosofico in un'opera sistematica che verrà edito dalla casa editrice Adelphi con il titolo di "La morte del sole", sempre con loro pubblica anche: Trattato dell'empietà; Anatol; Dialogo Teologico; La Consolazione; Trattato dell'età; De Mundo Pessimo e tante altre opere.
Negli anni '90 avvia con alcuni amici una piccola attività editoriale in proprio a Catania, dove al suo interno si occupa di saggistica e pubblica un paio di proprie opere come ad esempio "Dialogo sul Comunismo".
Nel 1993 incontra Franco Battiato con cui stringe subito delle collaborazioni che dureranno quasi fino alla fine.
Nel 2010 pubblica l'opera "L'impiegato di filosofia" e l'anno successivo anche due raccolte di novelle.
La biografia letteraria di Sgalambro è lunga e complessa; tanti i capolavori che quest'uomo ha infatti nel tempo pubblicato (vi consiglio di fare ricerca bibliografica su internet per vedere la grande mole di lavoro) e che hanno suscitato comunque interesse in un certo ambiente culturale e a livello anche internazionale.
Ironico, pungente, profondo suo malgrado, filosofo e scrittore nonostante tutto, con la morte di Sgalambro la Letteratura Italiana Contemporanea e il mondo Filosofico perde un pezzo della sua storia.








 

martedì 4 marzo 2014

Ricetta dei Carciofi alla Provenzale.

La ricetta che propongo questo mese è veramente sfiziosa e buona e vede per protagonisti i Carciofi.
Questi però sono Carciofi speciali perché sono chiamati con il nome di "Carciofi alla Provenzale" e sono ripieni di tanti aromi che ne esaltano il sapore rendendoli gustosi al palato.
Li ho preparati ieri, seguendo una ricetta da una rivista (di cui come al solito sotto troverete indicazioni alla voce fonti), e la foto che poi vedrete e che ho scattato (avendo il pallino per le fotografie capita che molte volte fotografi anche quello che cucino, solo che per non finire per matta non le inserisco così spesso nei post che riguardano l'argomento cucina) a mio avviso non rende giustizia a quello che ho poi assaggiato nel piatto.
Ma veniamo ora ad elencare gli Ingredienti e la Modalità di Preparazione.

INGREDIENTI:

8 Carciofi (meglio romaneschi, ma vanno bene anche altro tipo); 1 Cipolla; 50 gr. di Mollica di Pane;
2 Spicchi di Aglio; 1 Mazzetto di Prezzemolo; 1 Mazzetto di Erbe Aromatiche miste (esempio timo e maggiorana, ma potete mettere quelle che più vi piacciono); 2 Foglie di Alloro; Mezzo bicchiere di Vino Bianco; Olio Extravergine di Oliva; Sale e Pepe.

PREPARAZIONE:

Eliminate la testa dei Carciofi lasciandole intere e privandole così solo dei gambi.
Lessate le teste in acqua salata per circa 10 minuti.
Posate i Carciofi in un Colapasta a scolare a testa in giù ed intanto, mentre loro riposano, preparate la farcia (il ripieno) facendo ammollare la mollica (perdonate il gioco di parole) in acqua strizzandola e sbriciolandola in una ciotola.
Fate scaldare in una padella 4 cucchiai di Olio e rosolatevi la mollica con l'aglio e il prezzemolo tritati fini sempre mescolando. Salate, Pepate, levate dal fuoco appena la mollica comincia ad essere dorata e l'olio assorbito.
Prendete i Carciofi che avevate lasciato a riposare ed allargatene le foglie in modo da creare uno spazio all'interno e poi riempiteli con una cucchiaiata di ripieno di mollica.
Rosolate in un tegame (abbastanza capiente che possa contenere tutti i carciofi) la cipolla affettata fine per 5 minuti circa insieme a due cucchiai di olio.
Sul fondo di cipolla della pentola stendete poi uno strato di erbe aromatiche (quelle sopra descritte, come il timo e la maggiorana) ed inserite anche i carciofi in verticale.
Aggiungete un bicchiere e mezzo di vino bianco e un bicchiere di acqua avendo però cura di non bagnare l'interno dei carciofi (vi consiglio di andargli di lato), un filo di olio (stessa cosa, non bagnate l'interno del carciofo), coprite con coperchio e cuocete per 30-35 minuti.
Durante la cottura, controllate l'acqua e se vedete che si asciuga troppo aggiungetene un poco.
Alla fine del procedimento, l'interno dei carciofi dovrà risultare tenero.
Posate i carciofi nei piatti e servite.

E questo è quanto è venuto a me (nella foto qui sotto, io però ne ho preparati solo 4 e non 8 come diceva la ricetta che ho seguito).
Se decidete di prepararli e di seguire la ricetta vi auguro Buon Appetito.

 
 

Fonte:

Rivista Mensile Cucina Naturale, Febbraio 2014.
Immagine scattata invece dalla mia fedele Digitale dopo la preparazione in casa.

lunedì 3 marzo 2014

La Grande Bellezza vince il Premio Oscar come miglior film straniero. Sorrentino riporta visibilità al nostro cinema.

Il post di oggi non poteva non iniziare questo mese di Marzo con la lieta notizia dell'assegnazione del Premio Oscar a Sorrentino e al suo film "La Grande Bellezza".
Erano infatti ben 15 anni che un film italiano non si aggiudicava la tanto sognata statuetta dorata, l'ultima volta era infatti toccato a Benigni con il suo straordinario "La vita è bella" e da allora ogni anno rimanevamo quasi sempre a bocca asciutta.
The Great Beauty, questo il titolo con cui è stato tradotto ed uscito nelle sale cinematografiche americane, pone agli spettatori la visione di una Roma in decadenza dove il protagonista principale è Jep Gambardella (interpretato dallo straordinario Toni Servillo) scrittore sessantacinquenne diventato famoso con una sola opera, non fa altro che vivere e lasciarsi andare in ambienti mondani e di quella che una volta era alta cultura che segnava la città capitolina.
Ed è proprio la città con le sue bellezze antiche e i più invece scempi moderni a fare da sottofondo al film.
Nel cast, oltre alla bravura di Servillo, sono presenti anche interpreti come: Carlo Verdone, Sabrina Ferilli, Isabella Ferrari, Carlo Buccirosso, Galatea Ranzi, Iaia Forte, Giorgio Pasotti ed altri ancora.
Non ho molto da scrivere sul presente post a parte che fa giustamente piacere sapere che l'arte cinematografica italiana (almeno all'estero) è seriamente compresa ed apprezzata (e sorvoliamo, giusto oggi, sulle polemiche che hanno diviso i critici di casa nostra sulle recensioni del film di Sorrentino, quando invece i critici esteri hanno ben compreso il suo messaggio e la sua potenzialità).
Questo fa comprendere come, nonostante il periodo di crisi (che sta toccando anche i diversi settori artistici) presente, un film possa celare potenzialità espressive e dare un immagine di noi diversa facendo ritornare così il cinema italiano in auge grazie a giovani registi che seguono le orme di mostri sacri della nostra nazione (Sorrentino ha infatti ringraziato durante il suo discorso alla premiazione una tra le sue tante fonti di ispirazione come il maestro Fellini).
Grazie allora a Sorrentino e a questo film per averci ricordato che siamo ancora maestri di bellezza.
 
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