Iniziamo

Arrivo tardi come al solito nel mondo informatico e mi cimento
cosi' per la prima volta con un Blog ....
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lunedì 21 luglio 2014

A tavola con Montalbano. L'articolo del Resto del Carlino sul personaggio tanto amato e creato da Camilleri.

Oggi riporto sul blog un articolo che serve a distrarre la mente sotto l'ombrellone (per chi già si trova in vacanza, beato lui/lei) e che si può anche far rientrare nella sezione "tempo libero".
Non si tratta di gossip estivi (odio quel genere di riviste) ma bensì di un articolo pubblicato in data mercoledì 9 Luglio 2014 (lo so, lo riporto tardi ma è tornato sotto mano mentre sistemavo varie carte), scritto da Giorgio Caccamo per l'inserto settimanale del quotidiano "Il Resto del Carlino".
Il titolo dell'articolo è: A tavola con Montalbano>>.
Devo ammettere che in un certo senso in questo campo gioco a mio favore in quanto, come già spiegato nel trafiletto di presentazione di questo blog (nella colonna a fianco), la mia tesi di laurea si è svolta proprio sul papà di Montalbano: ovvero su Andrea Camilleri.
La mia passione per lo scrittore Andrea Camilleri non è nata, come per molti, leggendo il ciclo dei romanzi che riguardano il commissario Montalbano ma bensì con quelli che vengono classificati come "romanzi storici".
Da allora ho voluto sempre più scoprire i capolavori di questo genio della letteratura contemporanea italiana e raccogliendo fonti, notizie e quant'altro, alla fine, come era inevitabile, sono andata ad imbattermi anche nei romanzi polizieschi che tanta fama gli hanno regalato.
Vorrei pertanto far notare un primo errore, presente in tale articolo, già nel trafiletto del sottotitolo dove si legge:

Dalla tazza di caffè al momento sovrano del pranzo il poliziotto siciliano a tavola non si accontenta e preferisce non parlare tranne che non sia in buona compagnia, ovviamente femminile.

L'errore sta semplicemente nel fatto che è vero che il caro commissario Montalbano ha un rapporto tutto particolare con il cibo ma è altrettanto vero che preferisce mangiare senza essere disturbato da nessuno (femmine oppure no, può certamente capitare che sieda a tavola a cena o a pranzo in compagnia, ma non vuole assolutamente che gli si parli mentre degusta il cibo).
Ora prima di proseguire con l'articolo, vorrei velocemente spiegare a chi legge il perché nella narrativa di Andrea Camilleri il cibo diventi una delle tematiche ricorrenti.
Si può affermare infatti che nello scrittore siciliano sono due gli elementi particolari che ne caratterizzano le opere: il primo è un forte legame che lo lega alla tradizione letteraria di altri grandi scrittori siciliani (la Sicilia vanta infatti una serie di scrittori fortemente connotati in senso regionale), come ad esempio Pirandello, Verga, Tomasi di Lampedusa, Brancati, Sciascia, Capuana, che hanno sentito la condizione umana dell'isola come mondo a sé e che hanno saputo rendere la loro lontananza geografica dal centro letterario (esempio Roma era il mondo letterario primario nel Novecento) il punto di forza della propria identità.
L'altro elemento si identifica con la originalità linguistica della scrittura isolana.
Posta al centro del Mediterraneo la Sicilia è stata infatti attraversata da più culture diverse tra loro, le cui origini sono rimaste nella psicologia degli isolani e nel loro modo di comunicare.
Scritto tutto ciò, arrivo a svelarvi la risposta a quella che era la domanda iniziale: Perché nella narrativa di Camilleri il cibo diventa una tematica ricorrente ?>>.
Sulla base di quanto avete letto è semplicemente perché esiste nell'autore la voglia di trattare il cibo come espressione della storia e della cultura siciliana a cui l'autore ovviamente è fortemente legato.
In fondo Camilleri non è il primo ad adottare il cibo come tema di fondo per la letteratura poliziesca (esiste un bellissimo saggio di Gianfranco Marrone che si intitola "Intorno alla tavola del Commissario Montalbano" in cui si nota come il cibo svolga una funzione essenziale per alcuni personaggi del genere poliziesco, come ad esempio il Commissario Maigret, Nero Wolfe o Pepe Carvalho). Solo che come già detto sopra Camilleri lo fa per mettere in luce una identità regionale ben precisa ed anche, come scrive Ornella Palumbo nel suo saggio "Camilleri e il rifocillo", per mettere in mostra le emozioni di Montalbano.
Aperta questa lunga mia parentesi personale (del tema del cibo nei romanzi di Camilleri ho infatti discusso in alcune pagine della tesi di laurea ed ho appena voluto riassumere giusto qualche tratto da condividere con voi) proseguo con l'articolo del Resto del Carlino dove si legge ad un certo punto:

A cena mangia nella sua casa di Marinella, su quella verandina che la fiction ha reso così ammirata: il menù lo decide la cameriera Adelina. Parmigiana, pasta "ncasciata" (un timballo di pasta fatta nel forno con melanzane, carne e formaggio), la caponata immancabile e poi naturalmente gli arancini.
Per quelli di Adelina rinuncia addirittura un capodanno a Parigi con la sua bella Livia.

Anche qui voglio aggiungere del mio a quanto letto sull'articolo e precisare che quella che si attua con le pietanze della cameriera Adelina può essere definita come una vera e propria comunicazione non verbale che avviene tra i due.
La donna riesce infatti a far trovare nel frigorifero piatti che non sono stati richiesti su ordine preciso del commissario ma che lo soddisfano ugualmente.
Come leggete dall'articolo con il tema del cibo l'autore mostra al lettore una identità culturale ed alimentare ben precisa (quella siciliana) dove esiste anche una certa ritualità di preparazione, come ad esempio nei famosi arancini di Adelina, di cui (non l'ho riportato sopra)  l'articolo ricopia la ricetta avendola ripresa dal romanzo del 1999 intitolato "Gli arancini di Montalbano".
Concludo scrivendovi che l'articolo di Caccamo riporta poi un veloce glossario di quelli che sono i termini oramai più famosi (come ad esempio: cabbasisi; camurria, smorcare il pitito, cicaronata, adenzia, busillisi e tanti altri che mostrano una precisa origine linguistica) e finisce in bellezza mostrando quelli che sono i luoghi del Commissario Montalbano (di cui vi ho parlato già in un post precedente e che ritrovate nella sezione di lato alla voce viaggi).
Andrea Camilleri merita di essere visionato con attenzione è uno scrittore che riserva sempre nuove sorprese e capace di coinvolgere il lettore in un turbinio di emozioni diverse.
Ho voluto pertanto oggi riportarvi un breve articolo e giocare con quelle che sono state le mie memorie e le mie conoscenze di studi su tale argomento.
Provate a leggervi almeno una volta un Montalbano (fatelo con il primo romanzo della serie) e sono certa che appassionerà pure voi.
A presto e buon proseguimento di serata.


FONTI ED IMMAGINI:

Articolo reperibile su Settimanale del Resto del Carlino- La Nazione - Il Giorno, "A tavola con Montalbano", scritto da Giorgio Caccamo, datato mercoledì 9 Luglio 2014.

http://sicilitudine.blogspot.it/2014/07/a-tavola-con-montalbano.html

G. Marrone, Incontro alla tavola di Montalbano, relazione del XXXI Congresso dell’associazione italiana di studi semiotici, Catiglioncello, ottobre 2003.
Anche sul sito: http://www.digilander.libero.it/marrone/pdf testi/intorno alla tav montalb.pdf

O. Palumbo, Camilleri e il “rifocillo”, ovvero cibo e risate nella narrativa di Andrea Camilleri, in
S. Cirillo, Il comico nella letteratura italiana. Teorie e poetiche, Donzelli, Roma 2005, pp 583-597.

Camilleri, Gli Arancini di Montalbano, Mondadori, Milano 1999